Quel risveglio mattutino con il cielo oscurato e saturo di fumo in una domenica già rovente per il caldo estivo, i romani della zona est della Capitale lo ricordano ancora. Erano circa le quattro del mattino del 24 luglio 2011 quando un rogo sprigionatosi dalla sala apparati devastò una parte della stazione Tiburtina provocando gravi ripercussioni sul traffico ferroviario e pesanti disagi per passeggeri e vacanzieri in tutta Italia. Per le dimensioni del rogo si sfiorò la paralisi della rete ferroviaria italiana. Adesso, dopo la chiusura indagini del novembre scorso, la procura di Roma per quell’episodio chiede il rinvio a giudizio, per incendio colposo, di tre persone all’epoca dei fatti manager di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi). A rischiare il processo sono tre dei quattro iscritti nel registro degli indagati nel corso dell’inchiesta condotta dal pm Barbara Sargenti. Si tratta dell’allora direttore della produzione Maurizio Gentile, di Silvio Gizzi (al tempo responsabile della Direzione di produzione di Roma) e del responsabile dell’Unità del nodo di Roma Ciro Ianniello. Per la posizione di un altro manager, Michele Mario Elia (già stralciata a suo tempo dal fascicolo processuale) è stata invece chiesta l’archiviazione. Elia dal maggio dello scorso anno è il nuovo amministratore delegato di Ferrovie dello Stato. Secondo quanto accertato dalla procura l’incendio sarebbe divampato per cause legate a un inadeguato sistema di rilevazione incendi. In particolare le fiamme si sarebbero propagate, raggiungendo notevoli proporzioni, per la mancanza di un sistema organico di compartimentazione del fabbricato che impedisse la rapida propagazione delle fiamme e di misure per il distacco dell’alimentazione elettrica. Le fiamme furono domate dai vigili del fuoco dopo 15 ore, e sul posto dovettero accorrere diverse squadre di volontari della Protezione civile di Roma per distribuire bottigliette d’acqua e mascherine per proteggersi dal fumo che raggiunge rapidamente anche i palazzi circostanti. A subire i danni maggiori fu la vecchia palazzina che ospitava la centrale di controllo della stazione ferroviaria. La struttura in questione è stata successivamente demolita. Per la procura le "autonome condotte colpose" dei tre imputati per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio potrebbero aver contribuito a causare l’incendio sviluppatosi all’interno della cabina Acei, il centro tecnologico di servizio al controllo della circolazione della stazione. Il rogo, nella ricostruzione che i pm Sargenti e Stefano Pesci, sarebbe stato favorito anche dall’eccessiva usura degli impianti elettrici. Nessuno provvide mai a sostituirli, nonostante fossero vecchi di oltre 40 anni (47 anni nei locali dove si innescò il rogo) mentre la sostituzione in base alle norme - secondo quanto accertato dalla procura - dovrebbe avvenire trascorsi 30 anni. All’indomani del rogo scattò anche un’inchiesta interna di Ferrovie dello Stato, che puntò il dito contro una squadra di tecnici in servizio nel 2011 nella stazione. Una ricostruzione poi smentita dalla consulenza ordinata dalla procura. L’8 luglio prossimo davanti al gup Valerio Savio saranno vagliate le posizioni degli imputati.
Rogo a Tiburtina Verso il processo
Chiesto il rinvio a giudizio per tre manager delle Ferrovie