Bello e partecipato con 10.000 persone per le vie della Capitale. Il corteo nazionale organizzato in occasione dello sciopero della scuola si è svolto senza incidenti. A migliaia hanno marciato contro la riforma del governo prima al corteo tra Piazza della Repubblica e Santi Apostoli e poi al sit-in davanti al Parlamento. Tantissimi lavoratori della scuola, di ruolo e precari, provenienti da tutte le regioni d'Italia. Poche ore prima si sono svolti flash mob in tantissime città. I manifestanti hanno espresso il loro dissenso verso quella riforma su cui presto si esprimerà la Camera. I dati sull'adesione sono confortanti con alcune scuole che hanno dovuto sospendere la didattica per mancanza di personale. Bisogna tornare a investire. "È sempre più evidente che il personale della scuola ha compreso che non è trasformando i dirigenti scolastici da manager a capi d'azienda che si risolvono i problemi organizzativi della scuola. Occorre, piuttosto, dare ancora più seguito alle delibere degli organi collegiali, quindi decidere il futuro di ogni istituto in modo armonico e condiviso", fa sapere il sindacato. "La protesta odierna - ha detto davanti Montecitorio Marcello Pacifico, presidente Anief - manda un messaggio chiarissimo ai governatori della scuola e dello Stato: occorre tornare ad investire nel settore, assegnando all'istruzione pubblica risorse adeguate. Perché senza congrui finanziamenti è impossibile realizzare riforme. Allo stesso modo, occorre recuperare i 200mila posti in organico tagliati negli ultimi anni, di cui 50mila appartenenti al personale Ata, che potrebbero farci tornare a realizzare quel tempo scuola settimanale cancellato a seguito della riforma Gelmini e a ripristinare le quasi 4 mila scuole autonome soppresse o fuse in modo incostituzionale". Contro il precariato. "La presenza di tantissimi precari in piazza conferma, inoltre, che questa riforma non risolverà affatto il problema del precariato: le 100mila assunzioni previste dal piano straordinario di reclutamento sono ampiamente insufficienti rispetto al fabbisogno. Rimangono fuori dalle immissioni in ruolo 70mila posti, che attraverso un serio censimento si sarebbero potuti riscontrare vacanti, anziché, come avviene oggi, reputare utili solo per contratti sino al 30 giugno. Se poi aggiungiamo i prossimi pensionamenti, si sarebbe potuti arrivare a 200mila assunzioni: allora sì che avremmo applaudito il governo. Invece, con questo ddl si vorrebbe attuare il solito turn over e aggiungervi qualche decina di migliaia di assunzioni per allestire un organico funzionale snaturato: utile solo a utilizzare il personale neo-assunto per fare supplenze, in larga parte su cattedre non di loro competenza". "Mentre più di 50mila docenti, con titoli adeguati, quasi tutti abilitati e che ogni giorno prestano servizio nelle nostre scuole, rischiano di rimanere senza lavoro, perché perderanno la possibilità di fare supplenze e non saranno più chiamati. Il "no" ai super presidi. "E che dire dei super poteri conferiti ai presidi che faranno chiudere tante scuole visto che con la chiamata diretta da parte dei dirigenti scolastici, i nostri istituti si apriranno a raccomandazioni, clientelismo e nepotismo? Siamo di fronte ad un vero colpo di mano, perché si tratta degli stessi istituti dove fino a ieri i nuovi docenti erano prescelti in base ai titoli di studio conseguiti e al punteggio dei servizi svolti". Che scuola è quella di domani, dove il docente verrà scelto sulla base del parere discrezionale del preside? È quello che si sono sentiti chiedere i diversi parlamentari che oggi sono scesi a parlare con i manifestanti: perché i problemi che affliggono la scuola, con la riforma così come è stata strutturata, potranno solo ingigantirsi. "La giornata di oggi ci ha confermato quanto sosteniamo da settimane: il disegno di legge va cancellato oppure riscritto totalmente. Dando agli organi collegali, docenti e consiglio d'Istituto, maggiore autonomia. Non di certo trasformando i dirigenti scolastici in padri padroni. Rispettando, tra l'altro, quanto indicato dalle norme scolastiche nazionali ed europee. Prevedendo una formazione adeguata per tutti i docenti e il personale scolastico. Perché non si può fare nessuna riforma della scuola senza ascoltare la voce del personale. Perché solo chi vive ogni giorno dietro le cattedre, nelle aule, nei laboratori scolastici, nelle segreterie e nei corridoi delle scuole ha il polso della situazione di cosa occorre cambiare per migliorare la scuola, dando suggerimenti utili a cambiare le regole. In caso contrario, conclude Pacifico, se il Parlamento non dovesse seguire questa strada, la parola tornerà ancora alla piazza.
"Buona Scuola", sindacati in corteo contro la riforma
Oltre 10 mila in piazza. La protesta per dire basta a precariato e "super presidi" GUARDA LE FOTO
