A novembre la notizia del suo arresto e la gravità delle accuse a suo carico erano state uno choc: Angelo Signoracci, 63 anni, noto medico legale imparentato con la «dinastia» di tecnici dell’obitorio della Sapienza, quei Signoracci che in quasi un secolo di attività hanno preparato per la sepoltura le salme di Papi e personaggi importanti (tra tutte quella di Aldo Moro), in manette per aver inflitto alla moglie peruviana e alla figlia di lei vessazioni di ogni genere mentre le avrebbe tenute segregate in uno dei suoi due appartamenti alla Garbatella. Ieri, con le imputazioni di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali, il professionista con un passato all'istituto medico legale della «Sapienza», nipote della prima donna ad occuparsi di sepolture e imbalsamazioni nella Capitale Assunta Signoracci, è stato rinviato a giudizio dal gup di Roma. Ben più del cognome dell’accusato (la famiglia Signoracci è peraltro ovviamente estranea alla vicenda) a lasciare sgomenti sono le violenze che gli vengono attribuite. In base a quanto ricostruito il dottore avrebbe costretto per anni la moglie di vent’anni più giovane (già badante della madre dell’uomo) e la figlia tredicenne avuta dalla donna da una precedente relazione a vivere in condizioni disumane: la polizia, al momento dell'arresto, trovò in casa uno sgabuzzino dove le due sarebbero state costrette a dormire (la madre sul pavimento e la ragazzina su una coperta). Gli agenti scattarono foto di una casa completamente vuota, da dove - secondo la denuncia della moglie peruviana di Signoracci - quest’ultimo avrebbe fatto sparire tutti i mobili, le stoviglie, gli elettrodomestici, i tavoli e i letti a parte quello in cui dormiva lui. Il medico legale, che oggi ha il divieto di avvicinamento alla casa in cui vivono la donna e la ragazzina, avrebbe inoltre tenuto spesso senza cibo le due, tanto che gli agenti al momento dell'ingresso della casa dei presunti orrori trovarono solo una bottiglia di latte nel frigo, ed è accusato anche di aver picchiato la trentacinquenne peruviana. A suo carico esiste inoltre un presunto aborto cui avrebbe costretto, tre anni prima dell'arresto, la consorte. Proprio quest’ultima ha denunciato la circostanza, raccontando che in passato aveva invece nascosto la verità agli assistenti sociali per paura. Tutte accuse sempre respinte da Angelo Signoracci, che alla polizia offrì una versione diversa, dichiarandosi vittima di un raggiro da parte della moglie peruviana. «Dall’udienza davanti al gup l'immagine del mio assistito è uscita un po’ più riqualificata», dice il legale di Signoracci Francesco Missori, «ci sono testimonianze contrastanti in merito a quanto denunciato a suo carico, oltre alle contraddizioni e alle lacune nella documentazione esibita dalla signora in sede di indagini preliminari compresi i certificati medici». Il processo inizierà ad ottobre davanti al giudice monocratico.
Angelo Signoracci rinviato a giudizio per maltrattamenti
Avrebbe costretto moglie e figlia a vivere senza cibo in uno sgabuzzino