Roma Capitale

Gang delle okkupazioni A rischio processo in 22

A capo una donna: decideva a chi dare gli alloggi

Immobili occupati e case assegnate per favorire “l’arricchimento personale” dei capi e gestori degli stabili presi dal Comitato Popolare di Lotta per la Casa. Estorsioni, furti, violenze e minacce commessi da un’associazione a delinquere ben organizzata. Sono queste le accuse mosse dal sostituto procuratore Luca Tescaroli. Ieri il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di 22 persone. Per il magistrato, tra il 2011 e il 2014, quattordici dei ventidue indagati avrebbero «pianificato e attuato» l'occupazione dell'ex scuola Amerigo Vespucci, dell'ex sede distaccata dall’Istituto tecnico Hertz, dell’ex clinica San Giorgio, della Basilica di Santa Maria Maggiore, dell’immobile a Caracalla che ospita il centro «Angelo Mai Altrove Occupato», dell’ex succursale dell’istituto alberghiero in via di Tor Carbone e di altre due strutture a Dragoncello. A capo del gruppo ci sarebbe Giuseppa Vitale. Stando al capo d’imputazione, la donna, «al fine di realizzare profitti illeciti, anche di natura patrimoniale promuoveva, costituiva e organizzava l’associazione, rivestendo il ruolo di capo, gestiva gli immobili occupati per produrre reddito, perseguendo anche l’obiettivo di arricchimento personale, trattenendo per sè, in tutto o in parte, i denari versati dagli occupanti, formalmente destinati ad alimentare il cosiddetto fondo cassa». La Procura ritiene che l’indagata, aiutata da «sodali inseriti nel Comitato direttivo manteneva e promuoveva i contatti con rappresentanti delle istituzioni locali, per il raggiungimento degli scopi del sodalizio, individuava gli stabili da occupare, pianificava le necessarie attività preliminari di sopralluogo, partecipava a tutte le invasioni di edifici». Sembrerebbe il solito tira e molla tra gli inquirenti e chi occupa gli edifici sostenendo di promuovere in questo modo il diritto all’abitare. Questa volta invece c’è dell'altro perché secondo la Procura la donna, una volta entrata in possesso degli immobili avrebbe assunto «il ruolo di proprietaria degli stabili acquisiti». Quindi «collocava al loro interno le famiglie in precarie condizioni economiche, estrapolate da una lista di iscritti». Successivamente avrebbe costretto «i componenti delle stesse (case ndr) a corrispondere denaro e prestazioni lavorative variegate (ristrutturazione dello stabile occupato, costruzione di una piscina, a uso quasi esclusivo dei componenti del direttivo del comitato, pulizie presso altri edifici) con minacce, violenze e soprusi, allontanando chi non ottemperava alle imposizioni e facendo anche leva sui legami con esponenti delle istituzioni, per acuire la forza delle intimidazioni esercitate». Accuse pesanti sulle quali adesso il giudice per le indagini preliminari dovrà esprimersi. Nel frattempo oggi, al grido di «Senza casa mai!», è stato programmato un corteo cittadino che fotografa il ritorno in piazza dei Movimenti per il diritto all'abitare. La manifestazione partirà vicino la sede del ministero delle Infrastrutture, a Porta Pia, lo stesso luogo dell'ormai nota “acampada”. Arriverà in piazza Santi Apostoli, nei pressi della prefettura. Proprio al Prefetto Gabrielli, i manifestanti «spiegano», attraverso un volantino, che ci sono «decine di palazzi occupati per necessità, migliaia di sfratti per morosità incolpevole e per finita locazione, alloggi popolari messi in vendita, centinaia di lettere che minacciano lo sgombero dei cosiddetti inquilini senza titolo, migliaia di famiglie a rischio di finire di nuovo in mezzo a una strada».

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