Potrebbe essere stata una spedizione punitiva quella che, nella tarda serata di sabato, ha lasciato sulla strada tre feriti da colpi calibro nove. Le indagini sono solo all’inizio e gli investigatori che indagano sull’ennesimo fatto di sangue maturato sotto le torri di San Basilio (quadrante est della Capitale) vagliano tutte le ipotesi possibili. Tra queste anche quella che ipotizza che qualcuno tra i feriti si sia fatto sfuggire qualche notizia rispetto al quotidiano traffico di stupefacenti che avviene nel quartiere, anche in pieno giorno. I tre feriti (di 18, 30 e 38 anni, tutti colpiti alle gambe dalla spedizione, compiuta da due persone con il volto coperto da caschi integrali, a bordo di uno scooterone di grossa cilindrata che ha immediatamente fatto perdere le proprie tracce) hanno precedenti di polizia specifici per spaccio di droga e per rapina e conoscono bene le dinamiche del quartiere romano che più si avvicina alle dinamiche di Scampia. Dal canto loro, le tre vittime della spedizione hanno raccontato agli inquirenti di non sapere nulla rispetto all’agguato che li ha visti, loro malgrado, protagonisti. Interrogati dal sostituto procuratore Maurizio Arcuri nella notte tra sabato e domenica, i tre hanno raccontato dell’agguato senza aggiungere altri elementi utili all’indagine. «Stavamo chiacchierando poi è arrivata la moto e sono partiti gli spari» hanno raccontato al pm. La Procura intanto ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di tentato omicidio, lesioni gravi e porto illegale di arma da fuoco anche se ancora il fascicolo è aperto contro ignoti. Il muro di omertà che circonda il quartiere sulla Tiburtina infatti non si è scomposto di fronte alle ennesime gambizzazioni. Sul luogo dell’agguato però gli investigatori hanno rinvenuto una serie di bossoli calibro 9: gli esami degli esperti diranno se la pistola che ha ferito alle gambe tre ragazzi della periferia romana ha già sparato prima, ma ci vorrà del tempo.
Gambizzati a San Basilio Una spedizione punitiva
Avrebbero parlato troppo del traffico di droga
