Roma Capitale

E quando monta il giro d’affari spunta la Coop

Il brancaleone nel 2003 ha abbandonato la formula dell'associazione "culturale" in nome del commerciale

Quando monta il giro d’affari spunta la Coop. Sono decine le cosiddette «associazioni no profit» che, come Il Tempo sta raccontando ormai da giorni, occupano irregolarmente locali del Comune di Roma senza avere mai stipulato con quest’ultimo un regolare contratto di affitto. Non solo: molte di loro, di «no profit» hanno davvero poco, visto che dietro tale dicitura si nascondono spesso vere e proprie attività commerciali. Scontato dire che, a rigor di legge, ma anche di logica, un circolo che si definisca senza scopo di lucro profitti non potrebbe farne. Lo sa bene l’associazione "Spazio Autogestito" - che da più di vent’anni gestisce il centro sociale Brancaleone di via Levanna - già diffidata dal Comune al pagamento degli arretrati e al rilascio dello stabile pur avendo ottenuto, a differenza di altri, una formale concessione regolarizzata nel lontano 1999. Nello spazio si svolgono ogni weekend eventi, principalmente musicali (serate con dj, concerti), spesso supportati da aperitivi e cocktail bar. Ma come si può coniugare la natura "no profit" dell’associazione con queste attività chiaramente commerciali? Un modo c’è e, sebbene lecito, ha il retrogusto di "scorciatoia". Come accaduto anche per il Circolo degli Artisti del Mandrione - pur non avendo quest’associazione mai firmato un formale contratto d’affitto con il Comune proprietario dell’area - i soci del "Branca", nel 2003, hanno costituito una cooperativa, la Impact Soc. Coop., la quale - come si legge sul sito del Brancaleone - «gestisce il bar e gli eventi musicali, teatrali e di spettacolo in generale che si svolgono nel centro sociale e nella palazzina adiacente, avendo la licenza per lo spettacolo e la somministrazione». Il fatturato annuo, al 2013, è di circa 200mila euro. La forma giuridica dell’associazione, a differenza della Coop, in quanto «ente non commerciale», può effettuare la vendita di servizi e prodotti solo durante manifestazioni di carattere occasionale. Gli eventi del "Branca", invece, come da calendario, di sporadico hanno ben poco e da qui l’utilità di traformarsi in Coop. C’è di più. Affinché un’associazione possa qualificarsi come «non commerciale» e le proprie prestazioni «senza fini di lucro», deve rispettare altre condizioni, tra cui la mancanza di una specifica attività organizzata in modo professionale. Non devono pertanto esserci locali destinati ad attività commerciali, né insegne luminose o pubblicità, cose che in via Levanna invece ci sono. Altro nodo, un’associazione "no profit" non può contrattualizzare professionisti riconducibili ad attività lucrative. Ecco allora che la formula della Coop torna utile una volta in più, poiché, a detta degli stessi soci del "Branca", «lo scopo della costituzione della cooperativa è legato alla necessità di una struttura giuridicamente adatta alla contrattualizzazione delle numerose persone che lavorano nel centro sociale».

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