Il giallo degli affitti «in nero» del Campidoglio, di cui si sta già occupando la procura di Roma, s’infittissce. Dopo i dubbi sulla legittimità dei pagamenti effettuati ogni mese da associazioni (come l’Unar) che occupano spazi comunali pur non avendo stipulato con il Campidoglio una regolare Concessione (leggasi contratto d’affitto), sorge il dubbio se gli uffici del Campidoglio possano o meno riscuotere «indennità di occupazione» da chi occupa abusivamente gli alloggi. Ma cos’è l’«indennità di occupazione»? IL «SALVA FURBETTI» Più che un canone di locazione, l’«indennità» sembra lo strumento ad hoc da una parte per salvare i furbetti di Affittopoli, che così possono rimanere anni "a scrocco" negli immobili comunali senza pagare un euro, dall’altro il modo meno indolore per non ricorrere alle ordinanze di sgombero e «sistemare» gli amici degli amici che spesso e volentieri si trasformano in voti. È si, perché nella vita reale non esiste una via di mezzo: o hai un contratto e ogni primo del mese paghi il corrispettivo al padrone di casa, o ti cerchi un’altra abitazione. Roma, invece, applica «l’indennità», un istituto apparentemente senza senso, in primis perché surroga di fatto quello che dovrebbe essere un dovere dell’Amministrazione, ovvero salvaguardare il proprio patrimonio dall’abusivismo; in secondo luogo perché non ha alcuna giustificazione contabile, in quanto non derivante da contratti regolari. IRREGOLARI 3 SU 4 Negli elenchi di "Affittopoli" gli immobili occupati da inquilini che devono pagare un’indennità, invece di un canone di locazione, sono moltissimi, con percentuali, nel caso dei non residenziali, che raggiungonol’80%. Annamaria Addante, presidente dell’Associazione proprietari e inquilini Ater, è convinta che si tratti proprio di un "andazzo" a cui bisognerebbe mettere fine: «Il Comune, così come la Regione Lazio - racconta - non è in grado, ma io sospetto che non abbia voglia di sfrattare gli inquilini abusivi. Così, invece di mandare i vigili e sanzionare con 25mila euro di multa chi occupa senza titolo un immobile pubblico, spedisce bollettini identici a quelli per il pagamento dell’affitto, solo che si chiamano "indennità di occupazione"». Secondo Addante, si tratta di un guadagno per il Comune: «Le indennità si calcolano con i vecchi equo canone. Così, un appartamento a Laurentino 38 o a Pietralata può costare molto di più di uno a Testaccio o a Garbatella, nonostante siano quartieri di maggior pregio. Paradossalmente - continua la rappresentante degli inquilini - è più facile che chi abita al Laurentino paghi di più rispetto a chi abita al Testaccio». SCADUTO E GRAZIATO La maggior parte delle indennità sarebbero riferite a contratti scaduti che per diversi motivi non vengono rinnovati: o la proposta viene elusa dall’inquilino, magari perché comporta un aumento, o addirittura non c’è rinnovo da parte del Comune, ma il beneficiario dei locali comunque non se ne va. In entrambi i casi, al posto dei vigili arriva una semplice bolletta: «Gran parte degli alloggi pubblici del Lazio - spiega ancora Annamaria Addante - sono occupati da persone senza titolo, che le "ereditano" spesso dai genitori o parenti. Molti preferiscono pagare l’indennità piuttosto che mollare la presa». Addirittura, secondo la Addante, anche chi è completamente abusivo - perché s’insedia in un appartamento sfondando la porta - pagherà questo surrogato del canone d’affitto: «Non dovrebbe essere così - ammette candidamente - ma posso assicurare che accade. Conviene sia al Comune che agli abusivi. Così, chi ha veramente diritto a un’abitazione o a un locale in affitto resta a bocca asciutta». Le parole dell’Addante, che in materia è una vera esperta, confermano i sospetti de Il Tempo. Questa dissennata gestione del patrimonio immobiliare del Comune continua a favorire i prepotenti negando diritti a chi dovrebbe averne. Ma la procura indaga e presto ne vedremo delle belle.
Affitti "in nero" del Campidoglio anche sugli alloggi residenziali
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