Roma Capitale

Caccia al tesoro

Per fare cassa il Campidoglio punta ai milioni della biglietteria del Colosseo. Il primo passo è l’accordo per il consorzio sulla gestione unica dei Fori LEGGI L'ultima relazione degli esperti

Le mani del Campidoglio si protendono verso il Colosseo. E soprattutto sul suo ricco bottino annuale di incassi. Che ne fa, insieme all’area centrale del Foro Romano, un’entità economica simile per fatturato a una media impresa italiana. Solo nel 2014, gli introiti netti sono stati pari a 35,6 milioni di euro. Una gallina dalle uova d’oro i cui frutti sono stati finora integralmente destinati dallo Stato alla soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma per finanziare i restauri dell’intero patrimonio romano. Non solo dunque dei grandi monumenti, che da soli riescono ad attrarre anche i fondi privati di sponsor di prestigio, ma anche gli innumerevoli interventi piccoli e medi che contribuiscono a mantenere integro l’intero tessuto della città antica di Roma. Ebbene questo flusso finanziario starebbe per entrare in un unico calderone «amministrato» non più dalla sola soprintendenza ma anche dal Comune di Roma che ha già in gestione una parte dei Fori, quelli di Traiano, i cui incassi però, alimentati anche con forme di valorizzazione del patrimonio alternative a quelle classiche, non sono affatto mirabolanti. Una cassa asettica dunque e da rimpinguare con il nuovo progetto, ancora allo studio del ministero dei Beni Culturali e solo abbozzato nelle relazioni degli esperti, e che si snoderebbe in più fasi. La prima è quella che dovrebbe essere annunciata il prossimo 21 aprile con la firma di un accordo tra Stato e Comune per far nascere un consorzio in grado di assicurare un maggior coordinamento gestionale per i beni delle due istituzioni. E fin qui il vantaggio del maggior dialogo tra pezzi dell’amministrazione è evidente. L’obiettivo di valorizzare monumenti che rappresentano un richiamo turistico senza pari non può che ricevere impulso dall’unificazione delle attività. Quello che molti temono e che ha già messo in allarme anche i sindacati e gli esperti del settore è che il consorzio sia solo il primo tassello di un disegno che mira alla creazione di una Fondazione che avrebbe in dote i Fori e l’Anfiteatro Flavio con il rischio che i lauti incassi siano da condividere in futuro con altri soggetti. Tra i quali appunto la stessa amministrazione capitolina. Insomma la paura è che l’operazione alla fine possa portare una parte del tesoretto del Colosseo a essere gestita da altri soggetti con fini diversi rispetto a quelli attuali. Non solo. Nella presunta Fondazione entrerebbero anche i privati che hanno notoriamente logiche di uso e consumo dei beni archeologici spesso divergenti dalla mera tutela e della preservazione. Così lo Stato a quel punto non solo perderebbe soldi ma anche una parte delle scelte decisionali con l’eterno dilemma se usare l’archeologia come sfondo per operazioni «spettacolari» o più asetticamente come patrimonio da tramandare alle future generazioni. A uscire vincitore sarebbe comunque il Comune che metterebbe le mani subito su una parte della cassa del Colosseo e potrebbe attirare, sulla scorta della politica già avviata, altri sponsor internazionali potendo mettere sul piatto il plus della gestione di un’area più vasta e ricca di quella attuale.

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