Roma Capitale

«Centri d’accoglienza invece dei campi rom»

Proposta choc in commissione Politiche sociali

Dai campi nomadi ai centri di accoglienza. Un’idea, quella lanciata dal nuovo direttore del dipartimento alle Politiche sociali Stefano Giulioli, intervenuto in commissione capitolina, su cui si è già scatenata l’opposizione: «Dopo aver lasciato i villaggi in mano ai rom, che hanno distrutto beni pubblici pagati coi soldi di tutti, si torna all’assistenzialismo puro - incalza Sveva Belviso, consigliere di Altra Destra ed ex assessore al Sociale - l’obiettivo finale sono le case popolari, ma dei romani in graduatoria da anni cosa ne facciamo?» «Il primo passaggio è superare i campi rom - ha esordito Giulioli - all'interno di una fase di transizione, in cui l'obiettivo è privilegiare forme di accoglienza più dignitose, l'ipotesi è di impiegare maggiormente i centri di accoglienza, questa è una delle opzioni su cui si sta lavorando, comunque fattibile». Tradotto, altri soldi buttati dopo quelli già investiti nei villaggi della solidarietà, in totale 150 milioni negli ultimi dieci anni di cui 24 solo nel 2013. L’intenzione dell’assessorato, anche in seguito agli interventi dell’Europa che hanno ammonito Roma rispetto alla gestione dell’emergenza nomadi, sarebbe quella di allestire piccoli centri, «capillarmente sul territorio» quindi distribuiti nei vari municipi, in attesa di una soluzione definitiva che potrebbe appunto essere la casa popolare, proposta già sostenuta dall’assessore Danese. «Se consideriamo le rette medie giornaliere di un centro di accoglienza, 21 euro al giorno comprensivi di vitto e alloggio, la cifra per i circa 7.000 nomadi ospitati sarebbe pazzesca, circa 80 milioni di euro all’anno - continua la Belviso - questa amministrazione non solo si è dimenticata dei romani, tagliando servizi essenziali anche nei confronti di disabili e bisognosi, ma sospendendo l’unico servizio di vigilanza che garantiva un presidio istituzionale all’interno dei campi ha consentito che queste strutture, pagate con soldi pubblici ed eventualmente utilizzabili per altri scopi, andassero in rovina». La storia recente, del resto, dimostra come anche la sperimentazione dei centri di accoglienza sia fallimentare. Per la struttura di via Amarilli, due settimane fa distrutta da un rogo in seguito al quale sono scoppiati tafferugli tra nomadi e polizia municipale, si sono investiti 1,4 milioni di euro solo nel 2013, praticamente 900 euro mensili per ciascuno dei 130 residenti, fallendo totalmente l'obiettivo dell’integrazione sul territorio. Altre tensioni, ieri, si sono verificate in occasione dello sgombero di un insediamento rom in via Collatina 446, una decina di baracche: «Sono rimaste poche persone tra cui un bambino la cui madre non era presente - ha denunciato la mediatrice culturale Eva Maruntel - quello che ci preoccupa è che i vigili non vogliono affidare momentaneamente il bambino a noi che lo conosciamo e lo tengono da parte lì vicino al luogo dove le ruspe stanno abbattendo le baracche».

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