C’è voluto un grosso sconto affinché Roma Capitale, Atac e Regione Lazio si decidessero a liquidare i compensi dovuti alla Cometa srl, denaro che l’amministratore Mario Mazzoni ha dovuto utilizzare per pagare le tasse con appena un mese di ritardo. Ma per la legge quei 30 giorni sono stati un’evasione fiscale, al punto che è scattato il processo. La vicenda si è conclusa con una sentenza di assoluzione. Il Tribunale monocratico di Roma non ha potuto fare altro che giudicare Mazzoni innocente. Perché dietro questo processo, come tanti in corso al palagiustizia della Capitale, si nascondono i numerosi ritardi con cui le amministrazioni liquidano i compensi a tutte le imprese che lavorano col pubblico. Aziende che, come la Cometa srl, rischiano il fallimento per l’inefficienza della macchina burocratica. Questa vicenda ha dell’incredibile. Nel 2009 l’azienda compie alcuni servizi di pulizia per gli enti pubblici. I pagamenti tardano ad arrivare. Ci sono solleciti, ma nulla. Il pubblico non ha intenzione di pagare. Intanto però ci sono anche i costi: manodopera e strumenti di lavoro. L’azienda rischia il fallimento, pur avendo un trascorso di qualità. E quando arriva un controllo delle forze dell’ordine salta fuori che non ha adempiuto gli obblighi tributari: oltre 2 milioni di euro di Iva non pagati. Ma trenta giorni dopo l’amministratore riesce a saldare il debito fiscale, in quanto gli enti liquidano alcune somme di denaro. L’arringa dell’avvocato difensore, Loredana Mazinga, ha chiarito i contorni della vicenda. «Si tratta di un’azienda che lavora per il 90% col pubblico», ha spiegato al giudice, «e che attende ancora pagamenti per 5 milioni di euro». «Mazzoni ha sempre gestito con regola la Cometa srl, che svolge numerosi lavori con il Comune di Roma, l’Atac e la Regione Lazio, offrendo un servizio di pulizia. È vero - ha aggiunto - quando è stato compiuto il controllo aveva un debito fiscale di oltre 2 milioni di euro. Ma è anche vero che il tutto è stato saldato appena trenta giorni dopo». A suffragare questa tesi anche due diversi testimoni, dipendenti dell’azienda con funzione amministrativa, che hanno raccontato il motivo per cui la Cometa non aveva potuto pagare nei tempi il debito Iva. «L’amministratore ha dato precedenza agli stipendi, infatti, tutta la documentazione in merito è in regola. Ma quando si è tratto di pagare l’Iva si è dovuto bloccare. Attendeva che alcuni enti pubblici pagassero per delle prestazioni svolte. Ma niente. Il denaro è arrivato solo dopo che è stato fatto un consistente sconto». In sostanza, stando a quanto emerso, Comune, Regione Atac avrebbero liqui dato le somme solo perché la Cometa, pur di ottenere il dovuto, si è offerta di rinunciare ai tassi d’interesse maturati per i ritardi nei pagamenti. Un sorta di ricatto che, però, ha consentito a Mazzoni di pagare le tasse anche se con un mese di ritardo. Tuttavia, oltre il danno la beffa. Perché comunque quel ritardo è costato un processo all’amministratore. Le argomentazioni difensive, però, gli hanno consentito di essere assolto per non aver commesso il fatto.
L’azienda evade le tasse per colpa del Comune
Assolto l’imprenditore creditore-debitore: «Il Campidoglio pagò in ritardo i compensi»
