Un diverbio familiare, alcune incomprensioni, uno scatto d’ira e poi l’esplosione di due colpi. Era avvenuto tutto in un attimo. Maurizio Gasbarri, romano di 51 anni era stato ucciso dal cognato, Saverio Cerbara. L’uomo, finito in manette con l’accusa di omicidio volontario, aveva confessato le sue azioni e, per questo motivo, è stato condannato a scontare diciotto anni di reclusione. Grazie all’intervento del suo legale però, l’imputato trascorrerà la condanna agli arresti domiciliari presso la comunità «L’isola dell’amore fraterno». Era il 4 dicembre del 2013 quando l’imputato, settantaseienne, era uscito di casa con l’intenzione di chiarirsi con il cognato. Tra i due infatti non vi era un rapporto idilliaco a causa di diversi dissidi familiari. Quella mattina però l’imputato pensava di poter risolvere la faccenda con una chiacchierata e successivamente andare al poligono per esercitarsi. «Ho chiesto a mio genero quando ci saremmo incontrati - ha raccontato l’uomo ai carabinieri - lui mi ha mandato a quel paese. Mentre tentava di ripartire con la sua auto - ha continuato l’imputato - avendo perso il controllo delle mie azioni ho preso la pistola che avevo poggiato sul sedile lato passeggero ed ho fatto fuoco». Il genero era morto poco dopo e il signor Cerbara si era allontanato dalla scena del crimine. I militari dell’Arma però erano già sulle sue tracce e poco tempo dopo lo avevano individuato e arrestato. L’uomo si stava dirigendo presso un cimitero dove aveva deciso di entrare nella cappella per togliersi la vita. «Ero in preda allo sconforto, non sapevo più cosa fare, cosa pensare» ha spiegato agli inquirenti l'anziano assassino. Da anni infatti, dissidi familiari ed economici logoravano la sua vita e quella della sua famiglia. La corte però ha capito che si è trattato di un raptus momentaneo e così ha concesso all’imputato gli arresti domiciliari. «Si è tenuto conto dell'età e dell’ammissione di colpevolezza - ha dichiarato Domenico Naccari, il legale che difende Saverio Cerbara - La corte ha considerato anche i particolari rapporti che sussistevano in famiglia in quanto il mio assistito si era sentito emarginato dai parenti . Si tratta di un signore incensurato che ha sempre lavorato».
Uccise il cognato, sconterà 18 anni ai domiciliari
Un diverbio familiare, alcune incomprensioni, uno scatto d’ira e poi l’esplosione di due colpi. Era avvenuto tutto in un attimo. Maurizio Gasbarri, romano di 51 anni era stato ucciso dal cognato,...
