Roma Capitale

Condanna in appello

Ammazzò il coinquilino per futili motivi: 12 anni

È stato solo grazie all'intervento del suo legale e alla clemenza della corte se Omar Chahbouni Eddaoudi, trentenne marocchino accusato di omicidio volontario aggravato, non trascorrerà tutta la vita dietro le sbarre. Il ragazzo infatti, nonostante la procura della Repubblica di Roma avesse sollecitato una pena pari a 30 anni di reclusione, era stato condannato a 18 anni. Successivamente però, davanti alla giuria popolare, la corte D'Assise ha riformato la sentenza accogliendo le motivazioni dell’avvocato Valerio Vitale. Cadendo dunque l'aggravante dei futili motivi, l’imputato dovrà scontare 12 anni di reclusione. I fatti risalgono al giugno del 2013, quando l’imputato viene svegliato dal coinquilino egiziano che cercava una prolunga. Tra i due non vi era un rapporto idilliaco e inoltre, la differenza di lingue aveva giocato un ruolo decisivo. La discussione era presto sfociata in una lite, conclusasi poco dopo grazie all’intervento di un vicino di casa. La colluttazione era però scoppiata pochi attimi dopo e il ragazzo marocchino, brandendo un coltello, aveva provato a difendersi. I due uomini erano caduti a terra e quando il giovane egiziano si era alzato aveva la camicia sporca di sangue, a causa di una ferita al torace per la quale sarebbe morto poco dopo. Omar invece era sceso in strada per essere poi arrestato dai carabinieri. «Un grande risultato - ha dichiarato il penalista Valerio Vitale - Si trattata di una lite sfociata in tragedia. La Corte di Assise di Appello ha accolto le osservazioni della difesa rivalutando il fatto nella maniera più opportuna. Queste vicende scuotono l’opinione pubblica perché a fronte di un dramma «non piace» una pena contenuta, ma la giustizia deve seguire il suo corso, senza ingerenze esterne, così come è stato nel caso di specie».

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