Roma Capitale

Soldi buttati

Per i campi nomadi 150 milioni in un decennio. Solo per via Amarilli speso 1,4 milioni in un anno. LEGGI ANCHE Ottomila nomadi a peso d'oro

Un business da 150 milioni di euro in 10 anni. I rom nella Capitale sono un affare. Lo sapevano bene Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, il "rosso" e il "nero" di Mafia Capitale che, secondo la Procura di Roma, avrebbero creato il loro impero anche attraverso i campi nomadi (su tutti, quello di Castel Romano). Lo sanno le decine di aziende e cooperative che lucrano sulla gestione di poco meno di 8000 persone. Secondo il rapporto «Campi Nomadi Spa» stilato dall’Associazione 21 Luglio, nel 2013 il Comune di Roma ha sborsato complessivamente la bellezza di 24 milioni di euro, fra costi diretti e indiretti. Una cifra che non pare essere cambiata nemmeno nel 2014: nelle casse delle cooperative, che operano negli 8 villaggi della solidarietà, nei dieci campi "tollerati" e nelle tre strutture di accoglienza temporanea, sono finiti infatti la bellezza di 14,4 milioni di euro. In mezzo, progetti di integrazione sociale, lavorativa e scolastica fallimentari, che nel tempo hanno prosciugato le casse del Dipartimento Servizi Sociali e hanno dilapidato i 31,5 milioni arrivati fra il 2009 e il 2011 dal Ministero degli Interni, per la cosiddetta «emergenza rom».   SCOLARIZZAZIONE FLOP. La vera integrazione dovrebbe partire dalla scuola. Ma i bimbi rom in classe ci vanno in media 10 giorni al mese. Eppure, il Comune di Roma nel 2013 ha speso per "progetti di scolarizzazione" 3.341.154 euro. Non solo: il nuovo bando, assegnato nei giorni scorsi, prevede la cifra di un milione di euro per i prossimi 6 mesi (compreso il periodo estivo). Non è tutto. Circa 1,2 milioni vengono spesi soltanto per il trasporto, benché ogni giorno le navette messe a disposizione dall'Atac partano vuote. Ad oggi, secondo i dati forniti da 21 Luglio, sono iscritti alla scuola dell'obbligo circa 1800 minori, ma solo il 5% va alle superiori. Fino al 2011 la frequenza era pari al 42%: ciò significa che 1.200 bimbi rispondono all'appello delle insegnanti appena 3-4 mesi l'anno e altri 600 non vanno proprio a scuola. Le cooperative appaltatrici sono sempre le stesse.   COSTI DI GESTIONE. Non si arricchiscono solo le onlus. Le spese nei campi sono tante: luce, acqua, gas, container, bonifiche e manutenzioni. Secondo un'inchiesta di Lunaria, negli ultimi 6 anni sono stati spesi 19,9 milioni in 6 anni, più altri 12,6 milioni di "investimenti". Fuori da questi conti gli interventi di Ama (9,4 milioni) e i soldi spesi per la bonifica delle aree (8,1 milioni). Infine, 6,5 milioni di euro sono stati allocati sulla voce "Lavori campi". Solo per rifare il campo di Castel Romano (quello di Buzzi e co.), nel decennio scorso si spesero 1,8 milioni per i container e altrettanti per pozzi e fogne; con 1,5 milioni per l'acquisto del terreno fanno 5 milioni.   CENTRI RACCOLTA. Particolare attenzione la meritano i tre centri di raccolta presenti nella periferia nord est della Capitale. Il Best House Rom di via Visso (zona Tiburtina), quello di via Amarilli a La Rustica (teatro delle tensioni dei giorni scorsi) e quello di via Salaria. Non si tratta in questo caso di campi attrezzati, ma di fabbricati somiglianti a dei veri e propri lager ma che costano al Comune di Roma come hotel a cinque stelle. In questi tre centri, secondo il rapporto di 21 Luglio, vengono spesi la bellezza di 6,2 milioni di euro l’anno, circa 42 euro a famiglia.   IL CASO VIA AMARILLI. In particolare, il centro de La Rustica è, in media, fra le strutture più costose. Per 130 persone (26 famiglie) che ci vivono dal 2010, nel 2013 sono stati spesi ben 1.413.100 euro, che corrispondono per la precisione alla bellezza di 906 euro al mese a persona. La stima è che per ogni famiglia ospite del centro si spendano ben 271.750 euro l’anno. Il 93,3% di questi soldi è destinato alla gestione del centro, mentre solo il 6,8% riguarda la scolarizzazione. Che tra l’altro è fallimentare, visto che il tasso di inclusione sociale anche qui è pari allo 0%. Nel 2013, il 96,3% dei servizi sono stati assegnati attraverso l’affidamento diretto, mentre solo il 3,7% delle assegnazioni sono arrivate attraverso bando pubblico. A beneficiarne per larga parte il Consorzio Casa della Solidarietà.

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