Roma Capitale

Il Papa a Rebibbia, baci e abbracci ai detenuti

Applausi e grida di entusiasmo. Il Pontefice: "Grazie per la calorosa accoglienza". Durante la messa lavanda dei piedi a 12 carcerati LEGGI ANCHE E confida: "A volte sono stanco anch'io"

Papa Francesco è arrivato al carcere di Rebibbia e sta salutando i detenuti che lo attendevano nel cortile antistante alla chiesa intitolata al "Padre Nostro", dove celebrerà tra poco la messa in coena domini, durante la quale laverà i piedi a 6 detenuti e 6 detenute. Molti abbracciano e baciano il Papa. Un detenuto ha un cartello appeso al collo e Francesco si è fermato un po' più a lungo con lui. Il Pontefice ha accanto solo l'anziano cappellano di Rebibbia, don Sandro Spriano. Il comandante della Gendarmeria, Domenico Giani, li segue a una certa distanza. Applausi, grida di entusiasmo, calorose strette di mano, abbracci, baci sulla guancia o sulle mani, sorrisi per il Papa dai carcerati, separati da una transenna e salutati uno a uno da Francesco, che ha anche letto i cartelli che tenevano in mano, tanti con la scritta "W il Papa!", uno con la richiesta "Benedici chi non c'è più" posta accanto a uno foto. A tutti, Jorge Mario Bergoglio riserva una parola di conforto e di incoraggiamento. "Ringrazio tutti voi per l'accoglienza, calorosa e sentita: grazie tante!". Poi il Pontefice ha lavato i piedi a 12 di loro: sei uomini e sei donne, una delle quali, una nigeriana che sconta la sua pena nel cosiddetto "nido", aveva in braccio il suo bambino (al quale Bergoglio ha lavato e baciato il piedino). Metà erano stranieri, percentuale rappresentativa della realtà carceraria. "In questi fratelli e sorelle siete tutti voi, tutti quelli che abitano qui. Loro rappresentano tutti gli altri", ha spiegato ai 300 detenuti presenti nella cappella intitolata al "Padre Nostro". "Anche io ho bisogno di essere lavato. Il Signore lavi anche le mie sporcizie perché io possa diventare più schiavo, schiavo di voi, per essere di più al servizio della gente, come lo è stato Gesù". E Gesù lava come uno schiavo i nostri piedi, i piedi dei discepoli, dicendo: "quello che faccio, tu ora non lo capisci". "Si è fatto schiavo per servirci, guarirci, pulirci". "Oggi, in questa messa, la Chiesa vuole che il sacerdote lavi i piedi a 12 fedeli, come 12 erano gli apostoli, ma nel cuore nostro dobbiamo avere la certezza, essere sicuri, che il Signore quando ci lava i piedi ci lava tutto, ci purifica, ci fa sentire il suo amore". A conclusione della "messa in coena domini", Papa Francesco si è immerso nella folla dei detenuti che gremiva la chiesa del carcere. E ha stretto la mano o abbracciato e baciato almeno un centinaio dei 300 che avevano partecipato al rito. Compresi gli agenti della Polizia Penitenziaria.

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