Roma Capitale

Guerriglia a via Amarilli tra vigili e rom

Agenti assaliti con bastoni e scope si difendono con lo spray urticante Ma gli immigrati accusano: ci hanno puntato contro pistola e tirapugni

Vigili urbani contro nomadi. Scope e bastoni da una parte, tirapugni e pistole dall’altra. C’era una volta viale Morandi, coi suoi scontri e le guerre di razza. Oggi a Tor Sapienza c’è via Amarilli, una stradina stretta e sterrata che porta ad uno stabile di proprietà di una società immobiliare ma affittato in parte al Comune per ospitare un centro d’accoglienza prossimo alla chiusura, secondo i piani dell’amministrazione. Un incendio, la notte tra domenica e lunedì, ha distrutto il secondo piano rendendo inagibile il piano sottostante abitato da un centinaio di immigrati magrebini e montenegrini. Ieri mattina alle 7,30, gli uomini agli ordini del vicecomandante Antonio Di Maggio, sono andati nella struttura per dare il via alla bonifica. Quando si sono trovati l’ingresso bloccato da una sessantina di nomadi in un accampamento provvisorio all’esterno dell’edificio incendiato, hanno chiesto loro spostare i furgoni, rendendo così possibili le operazioni di pulizia dopo il rogo. A quel punto i rom, forse spaventati dall’idea di esser cacciati definitivamente, hanno opposto resistenza scatenando la rissa finita con quattro persone in ospedale. «Ci hanno sorpreso questa mattina presto (ieri ndr.) - racconta Miriana -, lo scuolabus aveva già preso i bambini. Di Maggio e pochi uomini in borghese ci hanno gridato di andare via. Ma noi vogliamo solo rientrare in quella che è la nostra casa da febbraio 2010. Invece ci hanno puntato la pistola contro, hanno scaraventato a terra una donna col bambino perché difendeva il fratello ed hanno usato i tirapugni. Cosa avremmo dovuto fare?». L’arma ha poi spiegato il comandante del Corpo Raffaele Clemente è stata «impugnata per non farsela sfilare». «Ci hanno aizzato i cani contro - ha raccontato il vicecomandante Antonio Di Maggio -, ci hanno insultato, aggredito con pugni e bastonate». «E’ un pretesto per chiudere questo centro e cacciarci via un’altra volta - spiega Denise -. In un anno questo è il terzo incendio: un anno fa le fiamme distrussero tutto ma nessuno ci ha mandati via. Oggi ci volevano ammazzare: mi hanno buttato a terra perché mi sono messa in mezzo tra mio fratello e il vigile che lo aggrediva». A farne le spese lo stesso Di Maggio e due colleghi ricoverati a Tor Vergata per contusioni. Mentre un’ambulanza, chiamata sul posto, ha portato via una 18enne "malmenata" dagli agenti durante il blitz. Sconosciute ancora le cause del rogo: i carabinieri non escludono alcuna pista ma i rom, soliti accendere il fuoco per il barbecue, ipotizzano il corto circuito partito dalla centralina al piano superiore.

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