Roma Capitale

Aula Giulio Cesare

Critiche a Marino Orfini lo difende

«Noi dobbiamo rivendicare orgogliosamente quello che sta facendo Marino. Se all'inizio c'era un problema di comunicazione è anche perchè c'era un problema tra il partito e l'amministrazione. Un problema che ora non c'è più. Il sindaco sta facendo bene. Il Partito democratico per un cittadino romano deve essere Renzi-Zingaretti-Marino». Sono più o meno le 17.30 di ieri quando Matteo Orfini, presidente del Pd e commissario romano del partito, prende la parola nell'aula Giulio Cesare dove da circa due ore il sindaco Marino è sotto il fuoco di alcuni consiglieri municipali convocati in Campidoglio dal primo cittadino della Capitale per un'assemblea. Tra il discorso del sindaco e l'intervento di Orfini corrono due ore di dibbattito, durante le quali non manca chi si complimenta col sindaco e offre la propria disponibilità ad aiutare l'amministrazione comunale, ma gli interventi più veementi sono quelli di chi prende la parola per criticare Marino. Il sindaco incassa in silenzio, prende appunti. A replicare però è Orfini: ipotizza l'invio dell'esercito a Ostia, chiede il dimezzamento delle commissioni comunali, invita a non considerare la mafia un tabù ma ad affrontarla innanzitutto culturalmente. Quando il commissario del Pd termina il suo discorso, spendendo parole d'oro sull'operato del sindaco, gli occhi di tutti i presenti si voltano verso il primo cittadino. Attendono il suo intervento. Marino però raduna gli appunti, si alza e fa capire che la riunione è finita. La linea l'ha già data Orfini. Il sindaco ha aperto la riunione. Ora tocca al presidente del Pd chiuderla. «È un momento difficile nella vita di questa città, i problemi sono molti, stiamo cercando di gestire e governare questa città. Nessuno si deve sentire solo e se succede deve essere compito del partito ancora prima del sindaco correre in aiuto».

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