"Non sono un mostro come qualcuno mi ha dipinto. Ho cercato di lavorare in modo onesto e corretto per sviluppare il mondo delle cooperative del terzo settore". Si è difeso così, davanti ai magistrati della Procura di Roma, Salvatore Buzzi, il presidente della cooperativa "29 giugno" in carcere dallo scorso dicembre nell'ambito dell'inchiesta su "mafia capitale". Buzzi, difeso dall'avvocato Alessandro Diddi, in circa tre ore di dichiarazioni spontanee, ha negato con forza di essere, assieme all'ex terrorista dei Nar Massimo Carminati, il capo e l'organizzatore dell'associazione per delinquere di stampo mafioso che si accaparrava gli appalti tenendo a libro paga amministratori locali e dirigenti di alcune società municipalizzate della capitale. Stando a quanto si è appreso, i pm non hanno fatto alcuna domanda e si sono limitati a verbalizzare le dichiarazioni di Buzzi. "Siamo pronti a sostenere un nuovo confronto con gli inquirenti se necessario", ha fatto sapere l'avvocato Diddi. La cronaca. In carcere dal 3 dicembre scorso con l'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso, Buzzi è considerato, assieme all'ex Nar, Massimo Carminati, il capo dell'organizzazione che per alcuni anni ha dato soldi ad amministratori e dirigenti di diverse società di Roma per far ottenere benefici alla sua e ad altre cooperative. A sollecitare l'incontro in carcere con i pm è stato lo stesso Buzzi. Nei giorni scorsi era stato Luca Odevaine, ex capo della polizia provinciale di Roma ed ex vice capo di gabinetto di Veltroni in Campidoglio, anche lui detenuto per 'Mafia Capitale', ad ammettere di essere a libro paga di Buzzi per svolgere un ruolo di "facilitatore".
Mafia Capitale, Buzzi: "Ho lavorato onestamente"
Il presidente della cooperativa "29 giugno", in carcere dallo scorso dicembre, in tre ore di dichiarazioni spontanee ha negato di essere assieme a Massimo Carminati
