I dipendenti di una società in salute verranno trasferiti in altre in perdita o, addirittura, sull’orlo del fallimento. È l’incredibile paradosso della "follia economica" messa in essere dalla Giunta Marino in relazione alla dismissione di Assicurazioni di Roma, la compagnia assicurativa di Roma Capitale che l’Amministrazione chiuderà nell’ambito del piano triennale di rientro funzionale al decreto Salva Roma. I circa 80 lavoratori, infatti, saranno spostati nelle società che fanno parte della Mutua, ovvero Ama, Atac e Aequa Roma. Garantiti i livelli occupazionali, resta il «suicidio contabile» della liquidazione di Adir, che nel 2014 ha fatto registrare un attivo di circa 22 milioni di euro (15° anno di fila). La società ad oggi è partecipata al 74,35% da Roma Capitale e per la restante parte da Atac, Ama e Cotral. I quattro soci sono anche i soggetti che vi sono assicurati. Gli stessi ad oggi godono di tariffe decisamente al di sotto dei prezzi di mercato (almeno il 20%, sostengono i sindacati), concedendo ai soci-clienti margini di ritardo nei pagamenti anche di 12 mesi. Cosa che non accade con le compagnie private. Ma non è tutto. Ad oggi per liquidare una compagnia di assicurazione ci vogliono in media dai 15 ai 20 anni, tempo necessario a smaltire tutti i sinistri in essere (ad oggi ce ne sono da risolvere alcuni risalenti addirittura al 1993): per tutto questo periodo, il Comune di Roma non può toccare i circa 250-300 milioni di riserve tecniche della Mutua; bensì dovrà stanziare dai 75 ai 100 milioni per permettere alla società in liquidazione di smaltire il lavoro corrente. Nel frattempo, l’Atac sarebbe costretta invece a pagare subito i 30 milioni di euro di debito contratti verso la compagnia nel frattempo passata al liquidatore.
Assicurazioni di Roma
Quella «pazza idea» di chiudere l’Adir