Sdd. Una sigla incisa sul cofano delle auto di scorta di sette mezzi della Procura della Repubblica di Roma, cinque delle quali di sostituti procuratori impegnati in inchieste sulla criminalità organizzata e sull’eversione. E’ quanto avvenuto ieri mattina nei parcheggi del Palazzo di giustizia a Piazzale Clodio, dove uno o più soggetti, armati di un punteruolo, sono riusciti ad entrare e danneggiato gli autoveicoli. L’ufficio requirente ha avviato un’indagine al fine di risalire all’identità degli esecutori materiali dei danneggiamenti. Per questo già in mattinata sono state acquisite tutte le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso, un passaggio essenziale per individuare eventuali movimenti sospetti attorno ai mezzi. Al momento, però, all’ufficio requirente preferiscono non sbilanciarsi. Perché pur potendo apparire un gesto privo di scopi, non si può escludere di una intimidazione. Anche sulla sigla Sdd sono stati avviati accertamenti, al fine di verificare il suo significato e se possa essere ricondotto a qualche gruppo. La guardia, dunque, è alta, in quanto l’intera Procura della Repubblica è impegnata in indagini molto delicate, che toccano i nervi della più agguerrita criminalità organizzata. Le inchieste su Mafia Capitale, ma anche quelle sulla mafia del litorale e sulle infiltrazioni nel tessuto economico di Roma di camorra e ‘ndrangheta, lo dimostrano. In Procura, però, le bocche sono cucite. Gli investigatori preferiscono non sbilanciarsi, in quanto i danneggiamenti coinvolgono alcuni tra i magistrati in prima linea. Si tratta del procuratore aggiunto Franco Ionta, che in passato ha rivestito l’incarico di capo al Dipartimento amministrazione penitenziaria, e dei sostituti procuratori Francesco Minisci, che cura inchieste delicate sulla criminalità organizzata di matrice calabrese, Ilaria Calò, sempre della Direzione distrettuale antimafia ed esperta nella mafia del litorale romano, Erminio Amelio, impegnato in indagini sull’eversione, e Luca Tescaroli. I loro mezzi sono stati presi di mira in orari ancora da chiarire. Di certo c’è che la mano sembrerebbe essere la medesima su tutti e cinque i mezzi di scorta dei magistrati, così come lo strumento. Dal tipo di incisione e dai primi riscontri, sembrerebbe che sia stato utilizzato un punteruolo di acciaio che ha lasciato un solco abbastanza profondo.
«Sdd» inciso sulle auto di scorta dei pm
Un punteruolo per scrivere la sigla di cui si cerca di scoprire il significato
