«Il nostro rispetto per le sentenze, in questo caso del Tar Lazio, è totale, ma è anche ferma la volontà di proseguire in un'azione di rinnovamento che siamo convinti di avere portato avanti nel rispetto della legalità». Così il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, audito alle commissioni regionali Bilancio e Affari Istituzionali, sulle sentenze del Tar che hanno bocciato le procedure di nomina di dirigenti esterni. «Sono convinto che l'ulteriore interlocuzione con il Consiglio di Stato, dentro una fase di riforma, consentirà di comporre un quadro di valutazione completo in grado di favorire un corretto inquadramento della vicenda, lasciando a margine equivoci o polemiche». Un augurio quest’ultimo che rischia di rimanere tale. Duro il commento dell’opposizione. «Ci saremmo aspettati un atto di coraggio per dire che sui dirigenti esterni la giunta ha sbagliato - ha detto Giuseppe Cangemi del Ncd - Zingaretti viene a dirci che l'innovazione passa anche per le professionalità esterne, peccato che gli esterni portati dalla giunta non sono manager di primo livello ma tutti trombati della politica e amici di palazzo Valentini». Critiche anche da Fi con Palozzi e Aurigemma. Per il primo «Zingaretti non convince», per il secondo quella del governatore è stata «una relazione debolissima». Per Pietro Sbardella del gruppo Misto «Zingaretti non ha dissipato i dubbi e le possibili ricadute delle sentenze del Tar. Appare evidente il rischio del danno erariale nel caso in cui il Consiglio di Stato desse torto al ricorso presentato dalla Regione. Perché un cosa è chiara: il Tar dice che il bando è illegittimo e la procedura di selezione è irregolare. Se proprio non si vogliono sospendere in autotutela quei contratti ci auguriamo che si richieda la sospensiva degli effetti delle sentenze del Tar che sarebbero, ad avviso di molti, immediatamente esecutive».
Regione
Al Consiglio di Stato per l’ok ai dirigenti esterni