Blitz della Direzione investigativa antimafia questa mattina a Roma nella zona del Pantheon. Gli agenti hanno posto sotto sequestro due noti ristoranti e arrestato un imprenditore calabrese. Si tratterebbe di Salvatore Lania, 47enne di Seminara (Reggio Calabria). L'uomo è ritenuto responsabile, in concorso con altri, del delitto di intestazione fittizia di beni. Il valore dei beni sequestrati ammonta a circa 10 milioni di euro. Sono in corso perquisizioni nei confronti di tutti gli indagati, tra i quali familiari e dipendenti dell'uomo. I ristoranti sequestrati sono La rotonda ed Er faciolaro, situati nelle vicinanze del Pantheon. Sono stati messi i sigilli anche ad un negozio denominato "Mi?", in via della Rotonda Duro colpo alla cosca dei Piromalli: 11 arresti e sequestri per 210 milioni. Nel contempo è in corso un'operazione parallela da parte della Guardia di finanza del Comando provinciale di Reggio Calabria, del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e dello Scico di Roma che ha portato a disarticolare un'associazione di stampo mafioso composta da presunti affiliati alla storica cosca di 'Ndrangheta dei Piromalli, imperante nella piana di Gioia Tauro (RC). Sono in corso di esecuzione undici ordinanze di custodia cautelare. Sequestrate 12 società e beni per un valore complessivo di circa 210 milioni di euro ed effettuate 26 perquisizioni tra Calabria, Campania e Toscana. I reati contestati sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, contraffazione, frode in commercio, ricettazione e vendita di prodotti industriali con segni mendaci. Le indagini, coordinate dalla locale Procura - Direzione Distrettuale Antimafia, hanno portato a rilevare, tra l'altro, l'esistenza di pluriennali rapporti d'affari tra il noto imprenditore della piana di Gioia Tauro (RC) ed i principali referenti della cosca di 'Ndrangheta dei Piromalli che gli avrebbero permesso di costituire un vero e proprio "impero" economico-commerciale che è stato "difeso", nel corso del tempo, dalle potenziali minacce di altre cosche criminali concorrenti. Tale protezione avrebbe consentito all'imprenditore colluso di imporsi sul mercato agendo da assoluto monopolista. Sequestrato anche un negozio. Le indagini sono partite dal Caffè de Paris. La figura di Salvatore Lania, il titolare dei ristoranti sequestrati dalla Dia al Pantheon, era emersa nella nota indagine che aveva portato al sequestro e alla successiva confisca del "Caffè de Paris", sulle infiltrazioni nella Capitale della cosca Alvaro di Sinopoli (RC). L'attività aveva in particolare fatto luce sui rapporti tra Lania e personaggi contigui alla cosca, tutti coinvolti in un vasto commercio transnazionale di merci contraffatte, prodotte in Cina, "sdoganate" a Gioia Tauro (RC) con l'appoggio della cosca Piromalli-Molè, con destinazione finale Repubblica Ceca. Le indagini, condotte dalla Dia di Roma, hanno consentito di individuare gli investimenti milionari effettuati in un breve lasso di tempo da Lania, assolutamente incompatibili e sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati al fisco, dimostrando la totale assenza di elementi a giustificazione di una lecita provenienza dei beni. Oltre ai ristoranti "La Rotonda" ed "Er Faciolaro", è stata sottoposta a sequestro una ulteriore attività commerciale di vendita di elementi di souvenir, elementi di arredo e soprammobili denominata "Mi?", in via della Rotonda, sempre nelle vicinanze del Pantheon. L'attività d'indagine ha inoltre consentito di accertare la costituzione di società di comodo, da parte di Lania, quali la "Suriaca srl", la "Rotonda srl", la "Fiorenza il Fagiolaro srl", anch'esse sottoposte a sequestro, intestate a parenti o suoi dipendenti, per celare la reale proprietà delle attività di ristorazione ed eludere eventuali provvedimenti di sequestro a suo carico, in considerazione del suo coinvolgimento in attività di indagine. Oltre a Lania, sottoposto agli arresti domiciliari, sono coinvolte nell'indagine altri otto personaggi, tutti indagati per concorso con lo stesso Lania nella intestazione fittizia dei beni. Cinquemila ristoranti in mano alla criminalità. Sono almeno 5.000 i locali della ristorazione nelle mani della mafia and company nel nostro Paese che approfitta della crisi economica per penetrare in modo sempre più massiccio e capillare nell'economia legale. È quanto rileva la Coldiretti in relazione al blitz dell'antimafia in zona Pantheon a Roma che ha portato al sequestro di due ristoranti gestiti dalla 'Ndrangheta a conferma del fatto che quello della ristorazione per le organizzazioni criminali è uno dei settori maggiormente appetibili. "Dai campi alla tavola le agromafie - sottolinea la Coldiretti - fatturano in Italia un importo di 15,4 miliardi in crescita del 10 per cento in un anno perchè si tratta di attività appetibili anche in tempi di crisi perchè del cibo si ha comunque bisogno e perchè consentono di infiltrarsi nel cuore della società. La criminalità organizzata in alcuni casi possiede addirittura franchising, forti dei capitali assicurati dai traffici illeciti collaterali. Attività che aprono in breve tempo decine di filiali in diversi paesi del mondo come è emerso dal terzo Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes, e Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare. Vi sono attività 'pulite che si affiancano a quelle 'sporchè, avvalendosi degli introiti delle seconde, assicurandosi così la possibilità di sopravvivere anche agli incerti del mercato ed alle congiunture economiche sfavorevoli, ma anche di contare su un vantaggio rispetto alla concorrenza, la disponibilità di liquidità, e di espandere gli affari. Acquisendo e gestendo direttamente o indirettamente gli esercizi ristorativi le organizzazioni criminali hanno anche la possibilità di rispondere facilmente ad una delle necessità più pressanti: riciclare il denaro frutto delle attività illecite". "E se Cosa Nostra manifesta un particolare interesse nei confronti dell'acquisizione e della costituzione di aziende agricole, ma anche della grande distribuzione alimentare (centri commerciali e supermercati) e la Camorra mira a tutto il settore agroalimentare ed alla ristorazione in modo specifico, la 'Ndrangheta, per infiltrarsi nel comparto agroalimentare, sfrutta in particolar modo le connivenze all'interno della Pubblica amministrazione. Le attività ristorative - osserva l'associazione di categoria - sono dunque molto spesso tra gli schermi 'legalì dietro i quali si cela un'espansione mafiosa sempre più aggressiva e sempre più integrata nell'economia regolare. La politica imprenditoriale della mafia moderna si caratterizza per una vocazione colonizzatrice ed una struttura tentacolare, di crescente complessità. Grazie ad una collaudata politica della mimetizzazione, le organizzazioni riescono a tutelare i patrimoni finanziari accumulati con le attività illecite. Si muovono ormai come articolate holding finanziarie, all'interno delle quali gli esercizi ristorativi rappresentano efficienti coperture, con una facciata di legalità dietro la quale è difficile risalire ai veri proprietari ed all'origine dei capitali. Le operazioni delle Forze dell'ordine - conclude la Coldiretti - indicano con chiarezza gli interessi di tutte le organizzazioni criminali nel settore agroalimentare, ma anche in modo specifico nella ristorazione nelle sue diverse forme, dai franchising ai locali esclusivi, da bar e trattorie ai ristoranti di lusso e aperibar alla moda".
'Ndrangheta, blitz della Dia: sequestrati due noti ristoranti in zona Pantheon
In manette un imprenditore calabrese per intestazione fittizia di beni. Sequestri per 10 milioni GUARDA LE FOTO
