Roma Capitale

Mini mazzette per chiudere un occhio

Ispettore Asl e vigile urbano a giudizio per il caso del centro estetico Myrea Il vecchio gestore della sala a Castro Pretorio conferma la dazione di denaro

Il sistema è sempre lo stesso: si punta una attività commerciale, la si visita (anche in borghese), e si comincia a parlare di irregolarità amministrative o di divergenze sulle planimetrie, fino a fare intendere al malcapitato gestore dell’attività di non essere in regola ma di poter sanare le proprie irregolarità attraverso un "contributo" al controllore. La storia amministrativa della Capitale è piena di queste mini concussioni a cui si aggiunge anche il caso di un centro estetico che sarebbe diventato l’obiettivo di un agente della municipale e di un ispettore dell’Asl che, incuranti del cambio di gestione del locale, sarebbero riusciti a spillare quattrini anche ai nuovi proprietari. Siamo in zona Castro Pretorio e Gabriella e Marina hanno da poco rilevato il centro benessere di Michele Melloni quando all’interno del centro, in borghese, si presenta il vigile in forza al primo gruppo, Giuseppe Grifalchi che, all’oscuro del cambio di proprietà chiede conto del vecchio gestore. Sembra una visita innocua e invece, sostengono i giudici, è il primo contatto che servirà al vigile per avanzare le proprie pretese in cambio di una "chiusura d’occhi" rispetto a presunte irregolarità. Nella sostanza, mazzette pagate per non vedere le irregolarità: «nella qualità di vigile urbano – scrivono i giudici rispetto alla posizione di Grifalchi – e quindi di pubblico ufficiale – nell’esercizio della sua funzione, in occasione di diversi accessi, effettuati in borghese presso il centro benessere "Myrea" induceva» la proprietaria «a consegnarli somme di denaro, non inferiore a 100 euro, (somma in effetti consegnata) dopo avere rappresentato alle stesse che se non avessero pagato avrebbe fatto chiudere l’attività in ragione di paventate irregolarità inesistenti». Stessa imputazione anche per l’ispettore Asl Antonio Colavecchi che, almeno per la vecchia gestione, avrebbe estorto somme intorno a 250 euro, richieste, anche in questo caso, in alternativa ai verbali (veri o presunti) da redigere. Una storia che sembra essere diventata comune nella Capitale è che è costata al vigile e all’ispettore dell’asl il rinvio a giudizio: entrambi, sostiene l’accusa, avrebbero arrotondato lo stipendio pretendendo somme di denaro dal vecchio gestore - che ieri in aula ha confermato la dazione di denaro - così come dai nuovi. Un giochino semplice ora al vaglio della magistratura.

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