Roma Capitale

Investimenti privati e regia pubblica per mettere le ali all’Urbanistica

All'indomandi degli arresti della Guardia di Finanza parla l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Giovanni Caudo

«Piena collaborazione con la magistratura ma non gettiamo fango su un intero ufficio». Così l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Giovanni Caudo all’indomani degli arresti della Guardia di Finanza che hanno coinvolto, tra gli altri, due funzionari dell’Ufficio concessioni edilizie del IX Dipartimento, fa il punto su passato, presente e soprattutto futuro di un settore vitale per l’economia capitolina. Assessore Caudo, altri arresti in un ufficio strategico del suo assessorato, si parla addirittura di un "tariffario delle mazzette", siamo forse all’anno zero? «L’Ufficio per le concessioni edilizie è composto da 80 istruttori e 450 dipendenti e in 17 mesi dell’Amministrazione Marino ci sono stati due casi all’interno di un’indagine che, ricordo, ha il suo fulcro nei municipi. Insomma, porte aperte alla magistratura ma non gettiamo discredito su un intero ufficio e sulla maggior parte del personale che quotidianamente svolge con rigore il proprio lavoro. La notizia positiva è che questi fenomeni vengono scoperti e denunciati. Questo conferma che il clima è cambiato, che anche gli imprenditori stanno denunciando il malaffare e l’assessorato ha favorito il formarsi di questo clima introducendo la rotazione dei dirigenti sin dall’ottobre 2013». Sì però scusi, arresti per corruzione, Mafia Capitale, l’idea che si ha è che a Roma o si pagano tangenti oppure non si lavora. «Gli ultimi fatti mostrano un’altra verità, quella, come dicevo, di un clima diverso, di una città normale dove chi ha notizie di reato le denuncia. L’amministrazione ha già mostrato di essere al fianco di chi denuncia, che è cosa diversa dal gettare fango su tutti». La crisi comunque attanaglia e l’economia, non solo capitolina è ferma, come farla ripartire? «Lo sviluppo economico non può e non deve basarsi solo sul settore dell’edilizia. I tempi sono cambiati e di questo ne siamo tutti consapevoli. Vorrei tuttavia partire da un dato positivo che segna un’inversione di tendenza: nel 2014 abbiamo rilasciato 572 permessi a costruire, circa cento in più rispetto allo scorso anno. Questo significa che si aprono cantieri ed è la prima volta dal 2007 che si registra un andamento positivo». Le grandi opere però sono ferme, la Nuvola, le Torri, le Vele di Calatrava, incompiute che oggi più che mai mostrano il segno di una città che non decolla. «Si tratta di opere pubbliche che abbiamo ereditato e che hanno obiettivamente delle difficoltà, anche se la Nuvola ormai è completa all’80%. Ci sono tuttavia altri grandi progetti sui quali stiamo ultimando le procedure tecniche, ad esempio abbiamo chiuso in Conferenza dei servizi il progetto definitivo di riqualificazione degli ex Mercati generali, così come per l’ex Fiera di Roma, per la quale la delibera è pronta». Uno dei suoi traguardi fissati non appena nominato alla guida dell’Urbanistica di Roma Capitale è quello della "rigenerazione" del tessuto urbano. Dopo quasi due anni di lavoro il traguardo è più vicino o più lontano? «Stiamo lavorando molto e abbiamo già ottenuto importanti risultati. Penso alle ex caserme, come la Guido Reni per la quale è stato indetto il concorso internazionale, così come il protocollo siglato in agosto con il ministro Pinotti che ha trasferito a Roma Capitale Forte Boccea e si è aperto un tavolo tecnico sulle ex caserme Donati e Ruffo. Dopo anni di inerzia sfido chiunque a portare simili risultati in meno di 24 mesi. Per quanto riguarda invece la rigenerazione urbana della "città produttiva" si è da poco chiuso il bando per la riqualificazione di 83 aree e ci sono pervenute circa 160 proposte, segno evidente che la città non è affatto ferma. Infine, stiamo mettendo a punto il terzo filone di intervento di rigenerazione, che è quello delle aree residenziali all’interno del Gra». È tempo di Bilancio, il rigore imposto dal patto di stabilità e l’esiguità delle risorse a disposizione del Campidoglio penalizzano spesa corrente e investimenti. Soprattutto sugli investimenti il suo assessorato rischia di perdere la parte più consistente, come "sopravvivere"? «Per quanto riguarda la spesa corrente siamo a 4 milioni di euro e direi che siamo alla soglia minima di sopravvivenza per il funzionamento di uffici che hanno prodotto quest’anno, tra concessioni e oneri, oltre 60 milioni di euro. L’Urbanistica produce cassa per Roma Capitale ma è chiaro che per fare questo deve essere messa in condizioni di funzionare. Quanto agli investimenti, sempre più spesso le opera necessarie alla cittadinanza si fanno con la collaborazione dei privati e una forte regia pubblica. Nel 2014, ad esempio, il valore delle opera pubbliche, dalle fogne, alla illuminazione, agli asili, finanziate con gli strumenti urbanistici è stato di circa 190 milioni di euro. A questo deve corrispondere una riorganizzazione della macchina capitolina, potenziando l'ufficio attuazione dove si realizza ormai la quota maggiore dei lavori pubblici».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.