Roma Capitale

Bilancio, comincia la battaglia sull’Isee

È stata rinviata per maggiori approfondimenti la proposta di delibera che modifica gli indicatori Isee, vale a dire l’indicatore della situazione economica equivalente in base al quale si decidono...

È stata rinviata per maggiori approfondimenti la proposta di delibera che modifica gli indicatori Isee, vale a dire l’indicatore della situazione economica equivalente in base al quale si decidono agevolazioni ed esenzioni sui servizi pubblici. Il dubbio, esplicitato dal presidente della commissione capitolina al Bilancio, Alfredo Ferrari (Pd) e dalla vicepresidente Maria Gemma Azuni (Sel), è che alzando la soglia di riferimento si rischia di allargare certamente la forbice degli aventi diritto ma di sfoltire - pericolosamente - quella di chi già oggi non arriva a fine mese, soprattutto in caso di disabilità. «Roma non può lasciare indietro nessuno dei suoi cittadini. Soprattutto, Roma Capitale non può non avere una attenzione maggiore verso chi è in una situazione di disabilità ad alta intensità assistenziale - dicono in una nota congiunta Ferrari e Azuni - concordiamo con la ratio che fa riferimento ai "limiti delle risorse finanziare disponibilì e al rispetto degli equilibri di bilancio" per l'accesso a servizi e prestazioni destinati a particolari fasce di cittadini, ma non possiamo lasciare che ciò diventi la causa per cui chi vive una disabilità grave rischia di vedersi destinate risorse uguali o inferiori ad altri. Ecco perché abbiamo fatto formale richiesta di poter avere dai dipartimenti i dati relativi alle situazioni di intervento per Isee su casa, scuola e assistenza. Fare la classifica del dolore - conclude la nota - è un atto da cui spesso ci si vorrebbe esentare, ma amministrare con responsabilità significa avere anche il coraggio di scegliere chi deve essere aiutato più di altri». Non a caso proprio ieri le Acli, in occasione della presentazione dell’ampliamento dell’iniziativa sul recupero del pane da destinare ai più deboli, hanno fornito dati allarmanti: a Roma il 4% della popolazione (114.819 cittadini) vive sotto la soglia di povertà, mentre il 7% (200.934 cittadini) mangia in maniera adeguata solo ogni due giorni. Una riflessione doverosa alla vigilia del dibattito su un bilancio che non solo guarda più alla rigidità dei conti che alle esigenze sociali ma che, se attuato il piano di dismissione di alcune partecipate, rischia di creare disoccupazione e nuove fragilità.

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