Hanno aspettato che rientrasse in casa. Lo hanno chiamato per nome, gli hanno tappato la bocca e lo hanno legato insieme alla moglie prima di fuggire con un bottino da capogiro. Rapina da brividi, sabato sera, in casa dell’ex generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale. «Due ore e venti di arancia meccanica – racconta ancora sotto choc l’ex deputato e già Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito - sapevano chi ero, è probabile che qualcuno li abbia informati. In 50 anni di carriera ne ho passate di peggio, sono stato in Afghanistan, nel Kosovo, in Libano. Ne ho viste tante, ma una cosa del genere non l’avevo messa in conto: questo tipo di violenza è indescrivibile». Un commando di tre persone, con i volti coperti dai passamontagna, lo ha sorpreso nel giardino della villa «Maria Antonietta» all’Infernetto, in via Giovanni Bolzoni. «Ero rientrato a piedi alle 20,10 – continua Speciale - stavo per aprire la porta d’ingresso quando mi hanno tappato la bocca. All’inizio ho tentato di reagire ma erano in tre con una pistola, una scacciacani probabilmente. Mia moglie era in casa, ci hanno bloccato polsi e caviglie con delle fascette da elettricista. Prima di andare via ci hanno tolto le fascette e ci hanno legati con le mie cravatte alle poltrone. Mi hanno svuotato casa: hanno preso le medaglie ricevute in 50 anni di carriera, i gioielli di mia moglie, l’argenteria, hanno ripulito la cassaforte, preso 5mila euro che avevo in tasca per pagare delle spese. Hanno riempito la Toyota Rav 4 di mia moglie e sono scappati con quella. Volevano portarsi via pure il cane, un pincher. Erano ragazzi tra i 20 e i 30 anni, molto probabilmente albanesi. Avevano guanti e passamontagna, jeans, scarpe da ginnastica e giubbotto. Il capo, l’unico che parlava, aveva gli occhi azzurri e ci diceva di stare tranquilli altrimenti ci avrebbero fatto male. Io indossavo un anello e la fede, si è preso l’anello e mi ha lasciato la fede». Nel quartiere alle porte di Ostia, ieri mattina, si respirava un’aria tesa tra i residenti preoccupati per l’ennesima rapina in zona. «In 20 anni che viviamo qui – conferma l’ex militare - non era successo mai niente. Da due anni stanno iniziando questi furti. Nessuno ha sentito niente, pioveva. La gente la sera ha paura si chiude in casa. Siamo corazzati, ci difendiamo con sbarre, allarmi, ma questi scavalcano e ti aspettano dentro il giardino. In casa non avevo armi, ma anche le avessi avute non avrei potuto far niente: mi hanno immobilizzato subito». Sul posto per i rilievi sono intervenuti gli agenti della Squadra Mobile e i colleghi del Commissariato Lido chiamati dai coniugi dopo essersi finalmente liberati. Al vaglio dei poliziotti i filmati delle telecamere di videosorveglianza all’esterno della villa. Nel quartiere dell’Infernetto non è certo la prima volta che banditi - sempre dell’Est Europa - mettono a segno una rapina tanto violenta. Mesi fa un noto imprenditore romano, residente con la famiglia in una strada non lontana da quella dove abita l’ex generale, venne bloccato mentre rientrava con la moglie e i due figli in casa. In 5 lo minacciarono mentre apriva il cancello della propria abitazione intimandogli di farli entrare con cacciaviti e pistole in pugno. «Un territorio in balia della criminalità – conferma Maria Cristina Masi, consigliera di Forza Italia nel X Municipio - il sindaco Marino farebbe bene a dare al problema sicurezza la giusta importanza invece di pensare solo alle proprie battaglie ideologiche distanti dalle reale esigenze dei cittadini del territorio e di tutta Roma». La rapina di sabato sera all’Infernetto ricorda, nei modi, quella subita da Maria Vincenza D’Amelio giovedì notte nel suo appartamento al Nomentano. La moglie dell’ex senatore Emanuele Macaluso venne sorpresa a letto da due, forse tre uomini che la legarono dopo essersi fatti aprire la cassaforte.
L'ex comandante della Finanza Speciale rapinato in casa
Irruzione nella villa dell'ex deputato alle porte di Ostia. Legato e derubato insieme alla moglie da tre banditi armati «Ne ho viste tante in Afghanistan e Kosovo, questa non me la aspettavo»
