Roma Capitale

Tentata scalata alla Lazio: 7 condanne

Tra gli imputati anche quattro capi ultras: sono accusati di concorso in tentativo di estorsione e aggiotaggio

È finito con sette condanne e una assoluzione il processo per il tentativo di scalata alla Lazio che risale al 2005. La settima sezione del tribunale collegiale di Roma ha condannato il capo ultras degli irriducibili Fabrizio Piscitelli a 3 anni e 2 mesi di reclusione a fronte di una richiesta della procura di 8 anni di reclusione. Condannati anche Paolo Arcivieri (2 anni e due mesi), Yuri Alviti (3 anni e due mesi) Fabrizio Toffolo (3 anni e quattro mesi), Giuseppe Ballantonio (2 anni e due mesi), Guido Carlo Di Cosimo (4 anni e due mesi), Fabio Dimarzioantonio (1 anno e sei mesi). Gli imputati, guidati dall'ex campione biancoceleste Giorgio Chinaglia (morto durante il dibattimento e su cui il tribunale ha dichiarato il non luogo a procedere) sono stati condannati per estorsione. Di Cosimo è stato condannato anche per il reato di aggiotaggio.   Dovranno risarcire Lotito e club. Gli imputati sono stati condannati inoltre al risarcimento dei danni nei confronti del presidente della Lazio, Claudio Lotito. La sentenza è stata accolta tra le proteste degli imputati che hanno urlato "buffoni, buffoni" all'indirizzo del tribunale. Secondo quanto ricostruito dai pm Fava, Bonfanti e Ceniccola, gli imputati condannati per tentata estorsione avrebbero messo in piedi una vera e propria campagna intimidatorio nei confronti di Lotito nel tentativo di convincerlo a cedere la Lazio ad un fantomatico gruppo di imprenditori farmaceutici ungheresi il cui portavoce era l'ex campione biancoceleste Giorgio Chinaglia, morto negli Stati Uniti nel 2012. Agli imputati, a vario titolo i pm contestavano minacce anche alla moglie di Lotito e all'entourage del presidente della Lazio. Da questo reato sono stati dichiarati assolti, con varie formule, tutti gli altri imputati, compreso Bruno Errico. Lasciando il Palazzo di Giustizia alcuni ex ultrà hanno inveito contro il tribunale e gridato all'ingiustizia: "Buffoni, siete tutti corrotti".

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