L’assistente bagnino, la cubista di discoteca, l’addetta alle vendite sedicente laureata, tutti magicamente trasformati in «specialisti tecnico amministativi» all’Atac, stipendio da 30mila euro lordi l’anno, un contratto di lavoro a tempo indeterminato nella municipalizzata del trasporto pubblico romano guadagnato facile facile, per chiamata diretta. "Nominati" come i tanti amici e familiari diventati collaboratori d’ufficio, stipendio lordo tra i 28mila e i 32 mila euro l’anno, o responsabili di unità amministrative complesse, posti chiave da 100mila a 40mila euro per assunti senza requisiti. Sono solo alcuni dei 41 casi della presunta Parentopoli all’Atac, su cui dovranno dare spiegazioni sei degli otto indagati rinviati a giudizio, al processo sullo scandalo delle assunzioni a chiamata che inizia l’11 maggio prossimo. Il Gup, Valerio Savio, infatti, dopo aver esaminato le richieste del pm Francesco Dall’Olio, ha rinviato a giudizio Marco Visconti (ex presidente della commissione patrimonio e politiche abitative all’epoca del sindaco Gianni Alemanno), Adalberto Bertucci, ex amministratore delegato di Atac, Luca Masciola (già capo del persoale e dirigente servizi informatici dell’azienda), il manager Vincenzo Toques, Tullio Tulli (direttore generale della Trambus) e l’ex ad Antonio Marzia. Per altri due indagati invece è la fine di un incubo. Escono fuori dall’inchiesta, infatti, dopo che il Gup ha disposto per loro il non luogo a procedere: Marco Marinelli (ex dirigente del personale di Atac) difeso da Gaetano Scalise: «Eravamo certi dell’estraneità del nostro assistito fin dal principio» ha detto il legale. E Riccardo Di Luzio (ex direttore del personale di Atac), difeso dall’avvocato Paola Cittadini. In particolare l’ex ad Bertucci avrebbe dato una mano all’assunzione della compagna di Marco Visconti, che in una telefonata intercettata con il consigliere Francesco Orsi, si sarebbe espresso così: «La mia compagna è entrata con Bertucci, gli ho dato una mano ai trasporti. Sò cose che se so sempre fatte». Ma l’ex ad sarebbe ritenuto responsabile dalla procura anche dell’assunzione in Atac del proprio genero Patrizio Cristorfori a 150mila euro all’anno. «Atac, nel prendere atto delle decisioni della magistratura in relazione alla vicenda cosiddetta Parentopoli, rende noto che si è già da tempo costituita parte civile nel procedimento in corso. Atac sottolinea di aver adottato, infatti, una serie di decisioni organizzative su alcuni dei dirigenti coinvolti, affidando loro responsabilità in aree non afferenti alla materia oggetto del procedimento giudiziario. Ciò a tutela dell'azienda e dei diretti interessati. L'azienda monitorerà la situazione che si è venuta a determinare per valutare ulteriormente nuovi più stringenti analoghi provvedimenti». Non è cambiato nulla, per Gianni Alemanno. «Luca Masciola, rinviato a giudizio per la vicenda Parentopoli Atac - attacca Alemanno - è stato nominato pochi mesi fa dall'assessore Improta nella nuova macrostruttura di Atac come responsabile delle relazioni industriali. Lo stesso assessore della giunta Marino aveva detto che nessuna delle persone coinvolte nella vicenda Parentopoli sarebbero state inserite nel nuovo organigramma. Annuncio smentito nei fatti. L'eccezione fatta per Luca Masciola dimostra che le scelte fatte da Improta per ridisegnare gli incarichi dirigenziali in Atac hanno seguito un'unica linea, ovvero la vicinanza politica».
Parentopoli Atac, 6 alla sbarra per abuso d’ufficio
Rinviati a giudizio l’ex ad Bertucci con altri quattro dirigenti e l’allora assessore Visconti
