Roma Capitale

"Il Tribunale chiede aiuto al Quirinale"

Il presidente Bresciano ha scritto a Napolitano due giorni prima delle dimissioni. "I giudici producono più di quanto si riesca a smaltire. Le sentenze restano ferme"

«Illustre Presidente, mi duole doverla disturbare, ma mi corre l’obbligo istituzionale di segnalare la gravissima situazione in cui versa il tribunale di Roma». Comincia con questa frase, rivolta al Capo dello Stato uscente in qualità del presidente del Csm, l’appello accoratissimo del presidente del Tribunale di Roma Mario Bresciano. Una lettera datata 12 gennaio 2015, inviata per conoscenza anche al ministro della Giustizia Andrea Orlando, che squaderna una realtà umiliante: mentre la procura di Roma macina arresti e sequestri, affonda il bisturi nella Mafia Capitale e indaga sulla minaccia jihadista in Italia, le carenze di organico sono arrivate a mettere a rischio anche i processi più delicati.   «I giudici del Tribunale di Roma producono molto più di quanto l’esiguo numero di personale di cancelleria è in grado di smaltire», denuncia infatti senza preamboli Bresciano nella lettera spedita anche all’Anm, «con la conseguenza che le sentenze penali emesse giacciono in cancelleria e non possono essere trasmesse alla Corte di appello, con decorrenza dei termini di prescrizione». Non solo: a causa delle carenze di personale non possono nemmeno essere emessi i visti di esecutività delle sentenze irrevocabili, «perché il personale oggi disponibile è a malapena sufficiente per assicurare l’assistenza in udienza», afferma il presidente del Tribunale. Un’emergenza che riguarda anche il settore civile, dove - sempre secondo Bresciano - «la situazione non è meno drammatica» e «le cancellerie non sono in grado di esaminare e comunicare al giudice dell’esecuzione le istanze di sospensione delle vendite trasmesse in via telematica, con la conseguenza drammatica per l’interessato che nelle more avviene la vendita dell’immobile». Il grido d’allarme è corroborato da cifre aggiornate al primo gennaio 2015: su un organico previsto di 1198 unità, oggi ce ne sono 834, mentre un anno fa erano 850 ed entro il 2015 andranno via altri 50 dipendenti. «Già allo stato attuale non sono più in grado di assicurare tutti i servizi del Tribunale», verga sconfortato Bresciano, «tanto che lo scorso anno ho sospeso per due mesi le liquidazioni di gratuito patrocinio agli avvocati». Una sospensione che sarà prorogata per altri tre mesi. «Già so che dalla sezione del Riesame delle misure cautelati andranno via a breve tre unità che debbono essere necessariamente sostituite», scrive ancora il presidente, «dovendole prendere dal settore dibattimentale dovrò necessariamente ridurre il numero di udienze penali con gravissime ripercussioni sulla durata dei processi». Tutto questo proprio nel momento in cui «sono pervenuti e stanno per pervenire processi di grandissimo impegno per numero di detenuti, parti offese e testimoni che, ovviamente, richiedono anche udienze straordinarie».   Non manca una sferzata all’inerzia della politica. «La situazione di sofferenza del Tribunale, sopportata per anni, è divenuta oggi insostenibile e sono rimasti finora inascoltati i gridi di allarme che ho inviato», dice Bresciano. «Mentre la giustizia richiederebbe un aumento dell’organico dei magistrati e del personale per far fronte al crescente numero di processi civili e penali iscritti, si assiste a uno stillicidio continuo che rende impossibile una risposta adeguata alle esigenze di un paese civile e rende sempre maggiori i rischi di condanne in sede europea per irragionevole durata dei processi». In allegato le cifre: su 86 posti da direttore amministrativo fissati dal decreto ministeriale dello scorso aprile solo 49 sono coperti, su 331 funzionari giudiziari previsti dalla pianta organica quelli effettivi sono 204, mancano 21 cancellieri, 62 assistenti giudiziari e così via. Nutrito in compenso l’elenco del personale del Tribunale comandato ad altri uffici, 58 persone tra cui alcune distaccate a Palazzo Chigi o sparse per i ministeri. Una denuncia fatta propria dal mondo forense. «Questi dati non sono una novità, perché da anni gli avvocati romani lottano contro disservizi e lungaggini dovuti alla cronica carenza di personale», dice il consigliere e tesoriere dell’Ordine di Roma Antonino Galletti. «Questa è una battaglia di civiltà che i magistrati devono combattere a fianco degli avvocati nell’interesse dei cittadini e della credibilità complessiva del nostro sistema giudiziario». Una credibilità che i giudici per primi vedono a rischio. «È frustrante per il personale e i magistrati», annota Bresciano in conclusione, «veder svanire il frutto del proprio impegno mediante la prescrizione di reati già giudicati dopo defatiganti udienze».

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