Dai sequestri di persona alle attività di compro oro a due passi da piazzale Clodio, dagli omicidi di una delle faide più cruente della mafia calabrese alla gestione del monopolio dei fiori al cimitero di Prima Porta: gli anni sono passati e le attività si sono spostate dal meridione al quadrante nord della Capitale, ma i Palamara-Scriva-Morabito sono rimasti sempre saldamente sulla cresta dell’onda. E se negli anni ’80 gli affari erano prettamente di natura criminale, ora trasferito il proprio feudo nei comuni di Morlupo e Rignano Flaminio, gli stessi affari si sono allargati verso le attività legali che la cosca – ormai da oltre 20 anni trasferita a due passi dalla Capitale – gestisce come una vera multinazionale. Sono tre le persone finite in manette grazie all’operazione «Fiore calabro» eseguita dalla squadra mobile di Renato Cortese: Placido Antonio Scriva, Domenico Morabito e Domenico Antonio Mollica (quest’ultimo risulta ancora irreperibile) sono tre pezzi importanti della ndrangheta calabrese che ha messo radici a Roma e che era riuscita a mettere in piedi un impero economico tra appartamenti, locali commerciali e numerose aziende che spaziavano dall’allevamento di animali da macello alla produzione del pane. Un impero che i tre – con curriculum criminale di primo livello – avevano sistemato, almeno sulla carta, nelle mani di numerose teste di legno e che, posto sotto sequestro preventivo oggi su disposizione della direzione distrettuale antimafia di Roma, è stato valutato attorno ai 100 milioni di euro. Un’indagine lunga quella messa in piedi dalla mobile e che ha visto impegnate pure le questure di Reggio Calabria, Milano, Mantova e Viterbo e consentito agli inquirenti di sferrare l’ennesimo colpo ai patrimoni illeciti che vengono immessi dalle mafie nel mercato «pulito» finendo per essere riciclati. E se il fatturato principale di questo impero è costituito dalla «Scri.Italbest» che a Campagnano, su una tenuta estesa per decine e decine di ettari, si occupa di allevamento e compravendita di bestiame da macello, a fare notizia è il monopolio pressoché assoluto che il clan era riuscito a ritagliarsi nel mercato dei fiori nel quadrante nord di Roma e in particolare rispetto al cimitero di Prima Porta dove la cosca era diventata, praticamente l’unico fornitore dei numerosi banchetti presenti dentro e fuori il camposanto. Centinaia di migliaia di euro il fatturato di un’azienda rimasta estremamente florida anche negli ani più cupi della crisi anche grazie alle pressioni esercitate sugli altri fornitori che tentavano di inserirsi nel business e che invece finivano per essere scacciati malamente dal mercato. E poi la gioielleria « Boutique del gioiello»su circonvallazione Trionfale e altre attività sparpagliate tra i comuni di Morlupo e Rignano oltre naturalmente a numerosi conti correnti, auto e moto di lusso: tutti nascosti a compiacenti teste di legno e tutti finiti nella rete tesa dagli inquirenti.
Sequestrato l’impero della ’ndrangheta
I due superboss Scriva e Morabito in manette. Mollica è irreperibile
