Roma Capitale

Mafia Capitale, Buzzi scrive dal carcere: "Condannato a mezzo stampa"

L'ex presidente della Cooperativa 29 giugno al quotidiano Il Garantista: "Sono accusato di essere un mosto, un mafioso, un corruttore e non ho alcuna possibilità di difendermi"

Una lettera inviata dal carcere al direttore de Il Garantista Piero Sansonetti. Così Salvatore Buzzi, patron della Cooperativa 29 giugno e uno dei principali indagati nell'inchiesta Mafia Capitale, rompe il suo silenzio. Una lettera in cui Buzzi ribadisce la propria innoceza. "Sono accusato di essere un mostro, un mafioso, un corruttore e non ho alcuna possibilità di difendermi - scrive -. Sono stato condannato a mezzo stampa e solo tu, Bordin e Ferrara avete un minimo provato a prendere le distanze dall'inchiesta; ma la presunzione di innocenza non dovrebbe valere anche per me?" "Io mi reputo una persona seria e onesta - prosegue - che ha lavorato tanto per creare un gruppo cooperativo ove lavorano migliaia di persone e che non ha mai rubato nulla alle aziende che amministra. Conosco Carminati da oltre 30 anni e l'ho frequentato dal 2012, quando era un uomo libero e senza pendenze; non ho mai commesso reati con lui né, tantomeno, l'ho visto commetterne! I miei rapporti con lui sono sempre stati alla luce del sole e non ho mai nascosto la sua frequentazione, era lui il maniaco della sicurezza, ma constato che è servita a poco". Respinta anche l'accusa di aver pagato tangenti: "Non ho mai corrotto un politico, ma ho finanziato legalmente moltissimi esponenti politici; casomai sono io che ho subìto qualche "delicata estorsione" da qualche solerte funzionario e/o dirigente. Certo ho detto tante parole in libertà, ma sfido chiunque nell'intimità, se registrato, a non doversi poi scusare per qualche giudizio avventato espresso: e io ho avuto le microspie in ufficio e in auto per due anni. La Procura, inoltre, censura con aggettivi dispregiativi la semplice attività di lobbing, del tutto legittima. Siamo in uno Stato di diritto e non in uno Stato etico".

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