Il Tribunale del Riesame spiega l'evoluzione di Mafia Capitale nelle motivazioni al rigetto della revoca degli arresti di 5 indagati definendola "Un'organizzazione che operava nella Capitale da anni nei settori criminale, economico e della pubblica amministrazione, che si espande in seguito alla nomina di Alemanno quale sindaco di Roma". ''A Roma operava da anni una organizzazione strutturale di uomini e mezzi funzionale alla realizzazione di una serie indeterminata di delitti con attività che si estendevano in diversi campi: propriamente criminale, economico e della pubblica amministrazione''. Ecco che cosa è, per i giudici del tribunale del Riesame di Roma, quella che la procura ha chiamato "Mafia Capitale", e cioè ''una ramificata organizzazione della quale Massimo Carminati (ex estremista nero) è il capo e il riconosciuto punto di riferimento degli altri sodali''. Per contestare l'aggravante mafiosa "è sufficiente" che "l'associazione si avvalga della forza di intimidazione e goda cioè di quella che è stata efficacemente definita fama criminale". Questo è quanto si legge, tra l'altro, nelle 87 pagine di motivazioni, con le quali il Tribunale del Riesame di Roma ha rigettato le istanze scarcerazione di Massimo Carminati e altri quattro arrestati per associazione per delinquere di stampo mafioso nell'inchiesta di Mafia Capitale: Riccardo Brugia, Emilio Gammuto, Fabrizio Franco Testa, Roberto Lacopo. Secondo i giudici del Riesame, dunque, "atti di violenza e di minaccia possono essere anche del tutto assenti nel caso in cui l'organizzazione criminale possa limitarsi a sfruttare la carica di pressione già conseguita dal sodalizio". Da questo punto di vista, dunque, il collegio legittima e condivide l'aggravante mafiosa per una struttura criminale come quella guidata da Carminati, nonostante la sua diversità rispetto alle altre organizzazioni mafiose. Tutto ruotava intorno al "Guercio". A Roma c'era il "mito" Carminati. Un personaggio ''la cui storia criminale ha certamente contribuito ad accrescerne la fama''. Un soggetto ''pericoloso e violento per la società a tutti i livelli che deve essere posto in condizione di non nuocere''. Per il tribunale del Riesame, che ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Flavia Costantini, ''è certo che la figura di Carminati sia fulcro indiscusso del sistema di tipo mafioso che operava soprattutto nella Capitale''. Era così temuto che un imprenditore, intenzionato a richiedere la protezione della malavita per non dare soldi al gruppo legato all'ex Nar, fu costretto a cambiare idea quando lo stesso malvivente al quale si era rivolto (un tale "Curto" di Montespaccato), informato dell'identità degli estortori, gli suggerì di lasciare perdere dicendogli daje i soldi''. Sull'ex terrorista nero, i giudici del Riesame non sembrano avere dubbi: è una persona spregiudicata e violenta, disposta a fare uso di armi o a nutrire propositi ''di tortura di coloro che si oppongono ai suoi programmi''. La sua capacità di infiltrazione ''nel settore politico-imprenditorial-economico anche con metodi corruttivi è palese e costituisce una concreta minaccia per le istituzioni''. Il periodo Alemanno. Il sodalizio che faceva capo a Massimo Carminati e che "operava inizialmente in un ristretto ambito territoriale nel settore delle estorsioni, dell'usura, delle rapine e delle armi, con base presso il distributore di carburanti gestito da Roberto Lacopo", ad un certo punto "si apre a nuove prospettive": rivolge la sua attenzione al settore economico e della pubblica amministrazione, "con il coinvolgimento anche di imprese legate a imprenditori collusi e con l'ampliamento dell'associazione nel numero dei partecipanti e nei settori di intervento". Per il tribunale del riesame, "le ragioni di tale espansione devono essere ricondotte, in primo luogo, al fatto che, a seguito della nomina di Alemanno quale sindaco di Roma, molti soggetti collegati a Carminati da una comune militanza politica nella destra sociale ed eversiva e anche, in alcuni casi, da rapporti di amicizia, avevano assunto importanti responsabilita' di governo e amministrative nella capitale".
Mafia Capitale, riesame: "Con Alemanno salto di qualità"
Per i magistrati: "La struttura operava a Roma da anni nel settori criminale, economico e della pubblica amministrazione e si è ingrandita in seguito alla nomina dell'ex primo cittadino"
