Roma Capitale

«La colpa è di un virus». Così il Comando ha fatto tilt

Le sigle rivelano: il cervellone del Personale bloccato da ottobre. I «disertori» scendono da 44 a 25. Rinunciarono alla reperibilità in 19

Non poteva che essere un virus la causa del papocchio di San Silvestro seguito all’epidemia che ha colpito i vigili urbani di Roma costringendoli a inviare decine e decine di certificati medici nonostante la "chiamata alle armi" del comandante del Corpo, Raffaele Clamente. No, non è uno scherzo, o almeno tale non sarebbe. Il virus, a sentire i sindacati, esisterebbe davvero. Ma invece di far ammalare i «pizzardoni», avrebbe messo al tappeto il cervellone dell’ufficio personale del Comando, tanto da costringere i vertici della Municipale a utilizzare un vecchio elenco cartaceo. Questo spiegherebbe perché tra il 30 e il 31 dicembre sarebbero stati inviati messaggi, pardon, sms, anche ad agenti in pensione, colleghi fermi per motivi disciplinari e addirittura a qualche vigile defunto, che per ovvie ragioni, dall’oltretomba, ha pensato bene di non rispondere al cellulare. La denuncia arriva da Lorenzo Croce, segretario regionale Uil Fpl Lazio: «Dal 16 ottobre un virus informatico ha bloccato tutti gli elenchi del personale reperibile, quindi le chiamate sono avvenute su elenchi vecchi. Questa è la prova della bolla mediatica creata ad arte per coprire lo sfacelo amministrativo». E il virus, secondo Croce, sarebbe anche responsabile dei numeri dati l’altro ieri dal vicesindaco Luigi Nieri, secondo le sigle, del tutto "sballati". «I dati ufficiali non possono uscire perché non sono in possesso di un sistema in grado di dare assenze e presenze - spiega Croce - Il dato diffuso è una bufala, una ricostruzione artificiosa fatta su dati raccolti in maniera disorganica e improvvisata. Ecco perché a quattro giorni (5, ndr) ancora latitano i dati ufficiali». I vigili in malattia a Capodanno sarebbero infatti 450, e non 571, secondo fonti sindacali. Così come si starebbe sempre più sgonfiando il numero dei "sabotatori" su cui è ormai puntata da giorni l’attenzione dei dirigenti incaricati di dare un nome ai responsabili dell’ammutinamento. Di quei 44, infatti, almeno 19, appartenenti all’ex IX Gruppo, avrebbero avanzato 10 giorni prima la richiesta di non reperibilità. A questo punto ne rimarrebbero 25. Ora bisognerà stabilire chi, tra questi, può provare di aver ottenuto un certificato medico, di aver assistito un proprio familiare disabile o possa giustificarsi con altri motivi consentiti dalla legge. Di certo, in bilico, ad oggi sarebbe solo la posizione della vigilessa che avrebbe ottenuto un certificato retrodatato. Ma anche su questo, i sindacati, hanno da ridire. «Come si può, a 5, 6 giorni di distanza, appurare la verità - tuona Luigi Marucci dell’Ospol - Perché non sono stati inviati controlli medici nei giorni del 31 dicembre e del primo gennaio?».

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