Ebola lascia Roma per Natale. E lo annuncia da una vignetta appesa nelle corsie dell’ospedale Lazzaro Spallanzani. «Torno in Africa», spiega il virus serpentiforme reggendo in una mano la falce con cui ha già ucciso 7.518 persone e nell’altra la valigia con gli adesivi delle nazioni dove ha colpito: Sierra Leone, Guinea, Liberia, Congo, Stati Uniti, Spagna. «Carissimi, quest’anno festeggiavo i miei 38 anni e avevo voglia di viaggiare e vedere Paesi nuovi», scrive nella letterina a Babbo Natale Ebola, che nel disegno vergato dall’infermiere Marco Cassandra indossa proprio il caratteristico berretto di Santa Klaus e diventa protagonista di una «love story» con il medico siciliano ricoverato dal 25 novembre nel Reparto ad Alto Isolamento. Lui ora sta meglio, è in convalescenza e dopo Capodanno pare verrà dimesso. Ebola non ha più nulla da fare all’ombra del Colosseo. «Sono stata innamorata di tantissime persone, chi mi ha ospitato lo sa bene quanto sono morbosa», racconta il virus, immaginato «al femminile». «Ora sono famosa e tutti mi cercano, negli aeroporti non sapete cosa ho dovuto fare per non farmi riconoscere. Sono andata in America, in Spagna, poi mi sono innamorata di un medico italiano, un colpo di fulmine. Lui aveva tutti i sintomi: febbre, cefalea, mal di pancia. È fatta, mi sono detta, mi faccio portare in Italia». Le altre malattie infettive, prosegue il racconto, avevano «sconsigliato» la febbre emorragica di volare allo Spallanzani. Perché lì microbi&Co. ne escono sconfitti. «Ma io non ho dato ascolto», scrive il virus-fumetto che poteva nascere soltanto dalla fervida mente del popolo di Roma che tutto sdrammatizza. Anche la morte. «All’arrivo all’aeroporto pensavo di conoscere altra gente, invece ci hanno isolati dentro un tetrapak. Durante il soggiorno allo Spallanzani, nonostante sapessero che mi dava fastidio l’ipoclorito di sodio, ne hanno usato a fiumi. Il personale dell’ospedale ha ostacolato in tutti i modi questa nostra luna di miele, addirittura hanno creato un’unità di crisi per non farci vivere questa storia d'amore data in pasto alla stampa». «Allora ho preso una saggia decisione, ora che è Natale forse lo lascio! Auguro a lui e a tutta la sua famiglia un Buon Natale». Buone feste pure ai sanitari «nonostante mi abbiano reso il soggiorno un inferno». Ebola torna in Africa.
Ebola ora è una vignetta satirica. «Torno in Africa. A Roma non si lavora»
Ebola lascia Roma per Natale. E lo annuncia da una vignetta appesa nelle corsie dell’ospedale Lazzaro Spallanzani. «Torno in Africa», spiega il virus serpentiforme reggendo in una mano la falce con...
