Roma Capitale

L’ultima del Comune: i tombini «intelligenti»

Il tombino «intelligente» ci mancava proprio. Dopo i semafori "cervelloni", di cui se ne ignora posizione e risultato, la sperimentazione con i droni per scovare gli abusi edilizi, finita anch’essa...

Il tombino «intelligente» ci mancava proprio. Dopo i semafori "cervelloni", di cui se ne ignora posizione e risultato, la sperimentazione con i droni per scovare gli abusi edilizi, finita anch’essa nel dimenticatoio, il Campidoglio ha annunciato un nuovo esperimento: un «sistema di monitoraggio elettronico dello stato dei tombini, in grado di rilevare le ostruzioni e i furti, e prevenire gli allagamenti». È il progetto «smart manhole», pronto ad essere sperimentato nel 2015 sulle strade di Roma grazie all’accordo siglato tra Assessorato allo Sviluppo delle Periferie, Infrastrutture e Manutenzione Urbana di Roma Capitale, Consiglio Nazionale delle Ricerche e Aci Consult, società del gruppo Aci - Automobile Club d’Italia. Il sistema è costituito da una rete di sensori e apparati elettronici che mettono in connessione i tombini con una sala operativa centrale. All’interno delle griglie sarà installato uno "smart brain": un cervello elettronico che consentirà di controllare il livello dell’acqua all’interno della caditoia, monitorare la superficie esterna e comunicare in tempo reale eventuali furti o manomissioni. In caso di rischio allagamento o di attività anomale, i sensori trasmetteranno l’allarme a una centralina e da lì alla sala operativa che invierà la squadra per l’intervento. La sperimentazione prenderà avvio entro maggio e su circa 500 tombini. Da definire ancora le aree di intervento e i costi. Ottimista l’assessore Masini: «Un progetto unico al mondo che contribuirà a contrastare il fenomeno degli allagamenti, a rendere più semplici le manutenzioni e a prevenire furti e manomissioni. Con un’ulteriore novità: in base alla importante sinergia con Aci Consult e Cnr, infatti, i diritti sul progetto apparterranno alle parti firmatarie dell’accordo. Roma e i romani, dunque, avranno il copyright su questa innovazione». Un ottimismo che tuttavia è contornato da scetticismo. E non solo per l’operazione «tombino pulito» lanciata più volte da questa, come dalla precedente giunta, e finita poi neanche un quarto dell’opera. Ma anche o soprattutto per costi ed opportunità di una sperimentazione che, seppure geniale, presuppone un impiego di risorse umane ed economiche al momento difficilmente individuabili. Il copyright capitolino insomma potrebbe essere ben altro.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.