Roma Capitale

Massacrò di botte la fidanzata Condannato a 20 anni

Nessuna attenuante per Falcioni. Il papà di Chiara: giustizia è fatta. E pubblica la foto della ragazza su Facebook

Venti anni, tanti quanti ne compirà Chiara il prossimo 30 dicembre. Sembra quasi un beffardo segno del destino quello che ha condannato alla reclusione Maurizio Falcioni a tanti anni quanti quelli in cui la sua fidanzata ha smesso di parlare, reagire, sorridere, stroncata dai suoi calci e dai pugni insistenti alla testa. Il pubblico ministero Elena Neri non ha riconosciuto attenuanti al 35enne che il 3 febbraio scorso massacrò di botte Chiara Insidioso fino a ridurla in stato vegetativo, richiedendo per lui il massimo della pena. «Ancora devo realizzare – commenta commosso Maurizio, papà della ragazza - avevo paura ieri, credevo gli avrebbero dato otto, dieci, massimo dodici anni. Ed invece niente sconti: se non avesse chiesto il rito abbreviato, se ne sarebbe fatti venticinque di anni in galera. C’era così tanta gente a seguire la sentenza, il processo è stato a porte aperte: tutti potevano entrare. Lui non c’era, non si è presentato, il suo avvocato continuava a chiedere l’infermità mentale. Ha dato la colpa di questa tragedia alle istituzioni assenti. No, non mi sembra ancora vero. Sono sconvolto – continua -. Quando è stata pronunciata la condanna, dentro di me ho pensato alle accuse che mi sono state rivolte in questi mesi, a quando mi chiamavano "showman" per le mie presenze in televisione. Ma, chissà, se non mi fossi esposto tanto magari le cose sarebbero andate diversamente. Perfino la mia ex moglie, mamma di Chiara, da sempre restia a farsi vedere, mi ha ringraziato: è merito tuo, mi ha detto». Non si contano i commenti lasciati sulla pagina facebook «Io sto con Chiara. Basta violenza sulle donne» da tantissima gente comune che in questi mesi ha ricordato senza sosta, con messaggi di affetto o semplici foto, la ragazza massacrata a Casalbernocchi. Venti anni, per loro, sono pochi. Ma il riconoscimento del massimo della pena, senza attenuanti, è per i genitori della giovane una vittoria quasi insperata. «Non è stato facile oggi – continua Maurizio Insidioso – restare impassibile in aula. Durante il dibattimento ho dovuto riascoltare tutto quello che è stato fatto a mia figlia, le testimonianze dei vicini che hanno raccontato di aver visto più volte Chiara strattonata, spinta da una parte all’altra. Ieri (giovedì ndr) ho pubblicato sulla pagina facebook la foto di mia figlia, scattata in ospedale. È forte, straziante, ma forse l’unico modo per far capire bene le condizioni in cui si trova. Con la testa distrutta, inerme, incapace di reagire. Sono andato a stamparla un’ora prima della sentenza per mostrarla al giudice. Lei ha indietreggiato, quasi sorpresa: quell’immagine fa male, è vero, ma forse più di ogni parola, appello o clamore mediatico, serve a chiedere giustizia. Il legale di quell’essere che l’ha ridotta in quello stato ancora chiedeva comprensione per la sua follia. "Mi rimetto alla clemenza della corte" ha detto, quasi a dire: non esagerate».

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