Ma chi è, dunque, Elly Schlein? È un mistero. Ingenua e furba, dolce e durissima: due nature che non si alternano, ma convivono, come in certi ritratti in cui il sorriso è vero e il pugno, dietro la schiena, anche. C’è in lei una mitezza da meeting e una fermezza da apparato.
Con Giuseppe Conte ha già perso.
Primarie o non primarie, il grillino le ha imposto i temi: la pace declinata come sospetto verso chi resiste, l’agenda sociale riscritta sul lessico pentastellato, la politica estera ridotta a un esercizio di equidistanza.
Le purghe di Elly Schlein: ecco come farà le liste PdLei ha annuito, con quella grazia che a sinistra si scambia per strategia.
Ora però mostra un altro volto. Una cocciutaggine nuova, un’opinione altissima di se stessa, che non chiede conferme e non tollera obiezioni. Non è la rigidità di chi ha un disegno: è la sicurezza di chi si sente già dalla parte giusta della storia, e considera il dissenso un errore di pronuncia. Quella cocciutaggine si concilia, senza sforzo, con un estremismo di fondo.
I modelli sono le sindache dem americane, quelle tutte woke e immigrazione: Lori Lightfoot a Chicago, London Breed a San Francisco, Karen Bass a Los Angeles, Muriel Bowser a Washington. Donne di sinistra che hanno amministrato città grandi con il vocabolario dei diritti e il bilancio dei fallimenti: negozi chiusi, centri svuotati, senzatetto come paesaggio, criminalità trattata come malinteso sociologico. Hanno sfasciato pezzi di America urbana convinte di redimerla. Schlein non le cita: ma si riconosce in quelle figure.
Da questo punto di vista, la recente discutibile performance di Virginia Libero, segretaria dei Giovani Democratici, non è un caso isolato. Dal palco della Festa dell’Unità ha promesso di organizzare i disertori, e lo ha fatto guardando Schlein come si guarda un’autorità morale. Virginia è come Elly.
Virginia è Elly: stessa lunghezza d’onda, stessa certezza di incarnare una generazione, stesso sospetto verso chi distingue tra pace e resa. Non è una sbavatura giovanile. È il timbro del partito di Elly.
Quella è la frequenza su cui occorre sintonizzarsi per restare nel Pd. Chi non lo fa è fuori: per un’incompatibilità già a orecchio. Il mistero Schlein, alla fine, si risolve così.
Non è ingenua o furba. È entrambe, e ha deciso che il partito le deve assomigliare.
