Ancora minacce a Don Coluccia, il prete “antidroga” che sfidai clan della Capitale, costretto a vivere sotto scorta per le sue battaglie.
Dopo le minacce via social di un peruviano che dopo la manifestazione di martedì sera a Don Bosco per dire un secco «no» alla criminalità organizzata, al racket delle occupazioni abusive e all’illegalità, ha commentato un breve video del sacerdote con l’immagine iconica del fuoco, arrivano altre minacce da un gruppo di nordafricani, stavolta al Quarticciolo, dove il prete è stato più volte bersagliato degli spacciatori.
Don Coluccia, cosa è successo sabato sera?
«Sono stato circondato e minacciato di morte. Un atto intimidatorio non solo nei miei confronti ma nei confronti di tutte quelle donne e madri che costantemente mi chiamano intimorite per sé stesse e per i loro figli. Porto le loro lacrime davanti a tutti affinché questo grido di dolore e questa violenza cessi definitivamente. Basta violenza .... Basta disperazione! Come San Giovanni Paolo II ad Agrigento, dico a chi spaccia e a chi spara: “Convertitevi!” Ma la legalità si costruisce anche con una cittadinanza che si riprende i propri spazi. Prima di tutti ringrazio il ministro Matteo Piantedosi e il capo della polizia, Vittorio Pisani. Mi lasci anche ringraziare il ministro Guido Crosetto e il Comandante Generale dell’Arma dei carabinieri, Salvatore Luongo per il tempestivo intervento così come gli uomini della scorta della polizia di Stato che hanno impedito che l’aggressione potesse avere risvolti più dolorosi. E come diceva Sant’Agostino: la speranza ha due figli, indignazione e coraggio!».
Al Quarticciolo un intero quadrante è ostaggio di criminali. C’è una soluzione?
«Da troppo tempo ormai la situazione è fuori controllo: sparatorie e ferimenti anche in pieno giorno, pattuglie delle forze dell’Ordine accerchiate. Malgrado l’immenso lavoro che viene fatto la situazione presenta ancora delle gravi criticità, è necessario un lavoro complesso, integrato e partecipato anche con Enti quali Ama, Acea ed Enel per ridare luminosità e pulizia perché solo così può essere superato il degrado, l’illegalità e lo spaccio. Qui si spara, con estrema facilità. La criminalità romana ha costruito nel tempo un welfare parallelo. Ringrazio procura e forze dell’ordine, ma serve una cittadinanza attiva. La droga non è una conseguenza: è la causa di un sistema criminale. Occorre prevenzione, presenza costante, anche spirituale. E da pastore imploro il presidente Meloni, le istituzioni, ai livelli più alti, di dare una risposta definitiva. Come i cittadini hanno chiesto più volte, anche con una raccolta firme e con numerosi esposti. È il tempo di un presidio fisso nel quartiere. È ora di un’azione nuova e coraggiosa».
Le sue battaglie, però, non si concentrano solo al Quarticciolo...
«Quarticciolo è sicuramente una delle realtà più critiche della periferia. Ma non è l’unica: enormi le difficoltà anche a San Basilio, Don Bosco, Primavalle, Tor Bella Monaca, Villaggio Falcone e Ostia. Qui ci sono vuoti istituzionali evidenti. Roma è una città che si commuove, ma non si muove. Non possiamo aspettare che i ragazzi muoiano: e di questo siamo tutti responsabili».
