Roma Capitale

Mafia Capitale, sale a 113 milioni il valore dei beni sequestrati a Guarnera

Scovati dalle Fiamme Gialle altri 13 milioni tra le pieghe della contabilità della società Edilizia Piera Srl., riconducibile all'imprenditore coinvolto negli affari di Carminati e Buzzi

Aumentano i beni sequestrati dalle Fiamme Gialle a Cristiano Guarnera, tra gli arrestati dell'inchiesta su Mafia Capitale. Si aggiungono ben 13 milioni, tra immobili e terreni, dopo solo un giorno dal sequestro di un patrimonio da 100 milioni di euro. I nuovi beni sono stati scovati tra le pieghe della contabilità della società Edilizia Piera Srl., rappresentata dal nonno 90enne di Guarnera,le cui quote sono intestate all'imprenditore arrestato e alla nonna. Questi immobili, spiegano gli investigatori, ''a prima vista, non risultavano riconducibili alla società, in quanto le relative trascrizioni nei pubblici registri immobiliari erano state effettuate con una ragione sociale leggermente difforme e senza l'indicazione della partita Iva'' della società. Ieri erano stati sequestrati 100 milioni tra quote societarie, capitale sociale e patrimonio aziendale di Guarnera, e 181 beni tra immobili e terreni a Roma, Sacrofano, Mentana, Villaricca (Napoli) e Pordenone (nonché un'imbarcazione da diporto, 10 auto/motoveicoli e ulteriori disponibilità finanziarie), in prosecuzione delle attività svolte il 2 e l'11 dicembre scorso. Il numero degli immobili e dei terreni riconducibili a Guarnera salgono oggi a 274, per un valore complessivo stimato in oltre 113 milioni di euro.   Il ruolo di Guarnera. All'interno della banda, con a capo a Massimo Carminati, la figura di Guarnera si è nel tempo evoluta: imprenditore edile che si è affiliato al gruppo criminale, divenendo parte integrante dell'associazione e mettendo a disposizione dell'organizzazione le proprie imprese nel settore dell'edilizia. Proprio grazie all'intervento di Carminati, alcune delle imprese riconducibili a Guarnera - oggi appunto sotto sequestro - venivano coinvolte per il soddisfacimento delle esigenze connesse al piano di "emergenza abitativa", promosso dall'amministrazione capitolina, nel quale, grazie alla capacità di penetrazione del sodalizio mafioso, erano da tempo inserite le cooperative di Salvatore Buzzi.

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