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«In ospedale c’è un clima di terrore» Dossier dei sindacati a Zingaretti

Valentina ContiLa decurtazione del 30% delle tredicesime dei dipendenti è solo la ciliegina sulla torta del cahier de doléhances dei sindacati sulla precaria situazione dell’ospedale...

La decurtazione del 30% delle tredicesime dei dipendenti è solo la ciliegina sulla torta del cahier de doléhances dei sindacati sulla precaria situazione dell’ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina dopo la presentazione del piano di rientro. A scorrere il contenuto del dossier Cgil-Cisl-Ugl, consegnato nelle mani del governatore del Lazio Zingaretti -(ieri alla Regione è stato presentato il bilancio di previsione del Sistema Sanitario regionale per 12 miliardi) - anticipato a «Il Tempo», la panoramica in dettaglio dello stato attuale dei servizi e delle altre decisioni «alquanto controverse» prese dell’amministrazione sul personale non è proprio delle più brillanti. L’orario di servizio dell’organico non medico modificato a «macchia di leopardo», la gestione del turnover dei posti letto giudicata non adeguata alle esigenze del territorio, quella del personale sanitario non medico spesso improvvisata, «con il ripetersi continuo di provvedimenti di mobilità temporanea che di temporaneo non hanno nulla», la decurtazione degli stipendi del 20% in totale in tre anni. E poi, attrezzature mancanti, psichiatria diventato, da tempo, un reparto fantasma a causa della carenza di risorse (che comunque continua a promettere battaglia), l'accorpamento di più Unità Operative Semplici del nuovo polo Neurologia-Cardiologia-Solventi con conseguenti problemi organizzativi ed il demansionamento di alcuni lavoratori della neo costituita Squadra Antincendio, oltre alle decisioni unilaterali in merito a chiusure temporanee di servizi, specialmente di quelli di tipo amministrativo, e agli spostamenti arbitrari di personale. Dulcis in fundo, la palese rivelazione di una strategia "pensata ad arte" da parte della proprietà «tesa a delegittimare il dissenso con una serie di azioni platealmente intimidatorie»: nell’ordine, il non porre in essere alcun tentativo di conciliazione delle posizioni, una serie di lettere di richiamo e di sanzioni disciplinari indirizzate ai lavoratori che hanno partecipato allo sciopero dello scorso 23 settembre, la sospensione "cautelare" dal servizio per due lavoratori, uno dei quali poi licenziato, precisando, «solo per comportamenti inseriti nella contesa sindacale di opinioni tra fronti opposti». È tutto scritto nero su bianco, e documentato. I sindacati denunciano, altresì, a gran voce «la mancata concertazione, nonostante le diverse sollecitazioni, relativamente all’obiettivo dichiarato della salvaguardia dell’occupazione e delle professionalità del nosocomio ai fini del suo risanamento e rilancio». Evidenziando pure come «la recente circolare a firma della direzione sanitaria in cui si prevedeva, nel periodo tra fine novembre e dicembre, il superamento del budget in convenzione sia di ricovero che ambulatoriale abbia lasciato trasparire le annose, ed evidentemente non risolte, difficoltà organizzative nel gestire la programmazione dei servizi sanitari e la tendenza, consolidata negli anni passati, a produrre debito». La strada, insomma, è ancora tutta in salita. E l’assemblea con circa 100 lavoratori dell’ospedale, ieri, ha fatto quadrato attorno ai punti in sospeso su cui discutere. «E’ ora che la Regione Lazio si faccia sentire. Dopo tante promesse, è il momento di agire», ha detto il segretario Cgil Fp di Roma, Natale Di Cola. Annunciando: «Abbiamo avviato una raccolta firme per condannare nuovamente la scellerata scelta di licenziare un lavoratore per motivi disciplinari. Da un'istituzione ecclesiastica non ci si aspettano, in un momento di crisi, simili comportamenti che generano un clima di terrore dentro la struttura». «Quello che sta facendo l'amministrazione è un film già visto», ha sottolineato Roberto Chierchia, segretario Cisl Fp. «La sua tattica è mettere il lavoratore nelle condizioni di non avere tutela. La Regione batta un colpo: i servizi, ad oggi, non sono garantiti». «Cosa chiediamo? Solo che la Regione Lazio ci convochi al più presto, come aveva promesso», puntualizza Antonio Cuozzo, responsabile territoriale Cisl Fp. E se le risposte non arriveranno, dietro l’angolo sono già pronte «azioni legali comuni per combattere a viso aperto le illegittimità».

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