Roma Capitale

Mafia Capitale, Confindustria si costituirà parte civile

L'Associazione degli industriali: non ridurre la corruzione ci è costato 5mila euro a testa

Confindustria si costituirà parte civile nel procedimento penale avviato dalla Procura di Roma nell'ambito dell'indagine su Mafia Capitale. Il delegato dell'associazione degli industriali per la legalità, Antonello Montante, ha spiegato la decisione con la volontà di tutelare la reputazione delle imprese e la leale concorrenza sul mercato. L'annuncio è arrivato nel corso di un seminario sulla corruzione, fenomeno che, secondo il Centro studi di Confindustria, “riduce gli investimenti privati, rende la spesa pubblica inefficiente, scoraggia l'accumulazione di capitale umano e peggiora la qualità delle istituzioni”. Se l'Italia riducesse la corruzione al livello della Spagna, il tasso di crescita sarebbe di 0,6 punti percentuali più elevato, emerge dal rapporto sugli scenari economici del Centro studi “Il rebus della ripresa”, presentato questa mattina a viale dell'Astronomia. Nello scenario economico di dicembre, inoltre, Confindustria scrive che “se con Mani pulite l'Italia avesse ridotto la corruzione al livello della Francia, riducendo di un punto l'indice di corruzione (Control of corruction), il Pil sarebbe stato nel 2014 di quasi 300 miliardi in più, pari a circa 5mila euro a persona”. Il Centro studi stima che 1 punto in meno nell'indice è associato a un tasso di crescita annuo del Pil pro capite più alto di 0,8 punti percentuali. L'Italia è il fanalino di coda fra i paesi sviluppati nelle classifiche sulla corruzione, dietro a molti paesi europei, al Giappone, agli Stati Uniti e alla Turchia. Tratti distintivi del paese sono la scarsa responsabilità del sistema politico, la presenza massiccia della criminalità organizzata e un basso livello di capitale sociale, importante antidoto contro la propensione a infrangere le regole. Secondo Confindustria, per cambiare il quadro bisogna potenziare prevenzione e repressione: “Un limite storico è di non aver mai attivato meccanismi di tutela dei dipendenti che denunciano episodi di corruzione”. E' necessario modificare la disciplina della prescrizione, rivedere le norme sul falso in bilancio, verificare l'efficacia del reato di autoriciclaggio appena introdotto, rendere più efficiente la burocrazia e aumentare “il costo economico e morale del pagamento di tangenti”. “Su questo versante - scrive il Centro studi - le imprese, con l'aiuto delle loro associazioni, possono dare un contributo decisivo adottando codici di condotta efficaci e applicando sanzioni di ostracismo”. Infine, “una leva importante sono le politiche per la concorrenza, soprattutto in un settore delicato come quello degli appalti. In questo senso, sono da incoraggiare e sviluppare le iniziative dell'Autorità garante della concorrenza come il vademecum, che sollecita le stazioni appaltanti a segnalare i casi sospetti, e il rating di legalità, che viene assegnato dalla stessa Autorità alle imprese che rispettano standard più elevati di quelli imposti per legge”.

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