Roma Capitale

Marino caccia l’assessore alle politiche sociali

Il sindaco liquida la Cutini che lo attacca: manca chiarezza contro l’illegalità Al suo posto arriva Francesca Danese. Renzi: processi subito, il Pd non ha paura. LEGGI ANCHE Verde, rifiuti, rom e rifugiati

Fuori anche Rita Cutini. La Giunta comunale di Roma perde un altro assessore, quello alle Politiche Sociali. La Cutini viene «licenziata» dal sindaco Ignazio Marino «dopo due ore di colloquio sincero, onesto e costruttivo». «Siamo arrivati alla decisione di concludere il rapporto di collaborazione», spiega Marino in una scarna nota con cui propone all’ex assessore «di affiancarmi come consulente». Al posto della Cutini entra in Giunta Francesca Danese, definita dal sindaco, prima di annunciarne la nomina, «un ottimo candidato». Il nuovo assessore alle Politiche Sociali - laureata in Sociologia con un master in Epidemiologia - è presidente del Centro di servizio per il volontariato del Lazio e vicepresidente di Csv.net. La composizione del puzzle della nuova Giunta è però solo all’inizio. «Siamo molto vicini. Stiamo lavorando per dare un governo all’altezza della città nei tempi più brevi possibili», dice Marino, che deve ancora sostituire i dimissionari Luca Pancalli (Sport) e Daniele Ozzimo (Casa, indagato nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale). Il nuovo assessorato a Legalità e Trasparenza andrà ad Alfonso Sabella (pool antimafia di Palermo). Sul proprio addio, però, la Cutini fornisce una versione diversa: sarebbe stata lei a dimettersi. L’idea l’aveva da giorni, per dissuaderla - pare riuscendoci - è intervenuto Matteo Orfini, commissario Pd Roma. Poi il benservito di Marino - che da tempo voleva sostituirla - che ha lasciato l’amaro in bocca alla Cutini e a Sant’Egidio. «Non ravviso più le condizioni per continuare - spiega l’ex assessore - Erano giorni che, in assenza di un progetto corale e chiaro, avevo preso la decisione di lasciare. Ho aspettato l’incontro col sindaco per valutare se finalmente ci fossero nuove condizioni per rimanere. Non le ho ravvisate». La Cutini attacca le «connivenze criminali», rifiuta la proposta di consulenza di Marino e rivendica «il contrasto alle situazioni gestite in emergenza, l’azzeramento dei fuori bilancio, la scelta di procedure amministrative rigorose e non aggirabili» che «sono state il fondamento della mia azione». Ma - attacca - «il sindaco non ne ha fatto il perno della ricostruzione necessaria. Per rispondere a Mafia Capitale serve uno scatto di orgoglio, con un sussulto di coscienze, facendo quadrato attorno ai punti di resistenza all’illegalità. Non mi sembra che la strada scelta sia questa». Intanto, all’Assemblea nazionale Pd al Parco dei Principi, il premier Matteo Renzi tuona: «Sono indignato e schifato quando si arriva a rubare e a far soldi sugli immigrati e sul dolore degli ultimi. Se sono nostri è bene che vadano a casa subito. Stiamo facendo un lavoro di chiarezza. A Orfini faccio gli auguri, avrà da divertirsi». Renzi invita i magistrati a fare presto i processi, perché «non faccio sconti a nessuno, il Pd non teme le sentenze». L’ipotesi del voto anticipato a Roma non è tramontata. Giorgia Meloni - magari sostenuta dalla Lega di Matteo Salvini - è pronta e annuncia: «Quando la sinistra deciderà di staccare la spina a Marino io sarò lì in prima fila. Ridaremo voce alle periferie abbandonate dalla sinistra di salotto», dice la leader di FdI. Fabio Rampelli chiude ad Alfio Marchini e al tandem Ncd-FI: «No a candidature che nascono a sinistra». Sulla Meloni converge anche Mara Carfagna (FI), nonostante il coordinatore romano Davide Bordoni abbia un mese fa su Il Tempo «battezzato» la candidatura di Marchini. Lo stesso Bordoni ora non si sbilancia e resta cauto: «Marchini e Meloni sono due candidati molto autorevoli, con entrambi Forza Italia può costruire un progetto politico. Ma prima bisogna sapere se e quando si vota e considerare anche che parlare di centrodestra e centrosinistra oggi è riduttivo: esistono anche il M5S e l’astensionismo. Bisogna costruire un progetto in grado di vincere».

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