Roma Capitale

Ecco l'identikit dei pusher di Roma nord

GIoielli e orologi di pregio a garanzia per acquistare la cocaina. I corrieri viaggiavano solo su auto sportive tra Ponte Milvio e Parioli.

Si muovevano rigorosamente a bordo di Smart modello Brabus, utilitarie con un assetto da corsa,e Audi A6 station wagon. Il quadrante nord di Roma era il loro territorio. Davano in pegno gioielli e orologi di pregio come garanzia della droga da rivendere al dettaglio. È questo l’identikit dei pusher manovrati dal gruppo criminale che fa capo a Massimo Carminati, l’ex membro della Banda della Magliana, con un passato nella destra eversiva, finito in carcere con l’accusa di associazione di stampo mafioso. Nella lunga attività di indagine coordinata dalla Procura di Roma che il 2 dicembre ha portato all’arresto di 37 persone, si delinea un preciso spaccato dell’attività di spaccio di sostanze stupefacenti nei quartieri a nord della Capitale, da Vigna Stelluti a Ponte Milvio, fino ai Parioli. Un ruolo di primo piano è rivestito da Giovanni De Carlo, detto «Giovannone», definito da Ernesto Diotallevi «il super boss dei boss, quello che conta più di tutti». Dai riscontri raccolti dalla Squadra mobile della Questura di Roma nel corso del 2011 emerge che «De Carlo gestisce il traffico di droga nel quadrante Roma Nord per conto del gruppo criminale che fa capo a Massimo Carminati e Riccardo Brugia, avvalendosi di giovani corrieri viaggianti a bordi di Smart Brabus che frequentano il bar "Vigna Stelluti", ubicato in largo di Vigna Stelluti 4». Lo conferma anche Roberto Grilli, lo skipper arrestato ad Alghero il 26 settembre 2011 con 503 chili di cocaina, che ha dato contributo significativo alle indagini. Durante gli interrogatori resi nei primi mesi del 2012, Grilli aveva riferito ai pm che Massimiliano Colagrande era coinvolto nello smercio di droga a Roma e faceva parte di quel circuito relazionale, caratterizzato dalla comune militanza politica di destra, cui apparteneva anche Carminati. «I soggetti incaricati dello smercio al minuto delle sostanze stupefacenti - spiegano i carabinieri del Ros nelle migliaia di pagine allegate all’ordinanza di arresto - sono soliti garantire il pagamento ai loro approvvigionatori dandogli in pegno orologi di pregio o monili, che gli vengono restituiti una volta corrisposto il prezzo dello stupefacente». Lo testimoniano le frequenti telefonate tra Colagrande ed Emiliano Montali. Il primo chiama il secondo per sollecitarlo a restituire degli anelli. Montali li aveva consegnato a due uomini di nome Daniele e Fabio a garanzia di un debito da 79 mila euro. Verifiche societarie degli investigatori hanno permesso di scoprire che Montali possiede delle quote nella società «BGC di Bontempi Gianluca e Co», che gestisce la gioielleria di via Barberini 11. Lo conferma sempre la testimonianza di Roberto Grilli. «Al riguardo - scrivono gli investigatori - si rappresenta che il 20 aprile 2012 Grilli dichiarava a codesta autorità giudiziaria che: "Massimiliano Colagrande gestiva un negozio di gioielli nei pressi di via Barberini"». Da controlli più approfonditi è risultato che il socio amministratore della «BGC» è Gianluca Bontempi, che ha precedenti per riciclaggio. «Nella compagine societaria - spiegano i carabinieri del Ros - oltre a Emiliano Montali vi è anche Emanuele Rampa, gravato da precedenti per associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di orologi di pregio». Nell’attività di compravendita di orologi preziosi si inserirebbe anche lo stesso Carminati. Lo rivela Alessia Marini, la compagna del «Cecato»: il 3 novembre 2011, mentre parla al telefono con la sorella Francesca, la Marini spiega che Carminati faceva un sacco di soldi acquistando orologi a 5 mila euro per rivenderli a 10 mila euro.

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