Roma Capitale

"Città Metropolitana: il sindaco non può che essere il sindaco di Roma-Capitale"

di Donato Robilotta Presidente della federazione regionale dell’Aiccre del Lazio

La commissione Statuto della neonata Città Metropolitana di Roma Capitale ha ultimato i lavori in merito alla predisposizione della bozza di Statuto, che verrà discussa e approvata nei prossimi giorni dal Consiglio Metropolitano, per essere poi sottoposta, entro la fine di Dicembre, all’approvazione definitiva da parte della Conferenza metropolitana, composta dai sindaci dei 122 comuni che costituiscono il nuovo ente. A leggere le prime dichiarazioni si evince che la discussione si è particolarmente incentrata sulla governance con la decisione di proporre l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano, dal momento che l’elezione di secondo livello non ha coinvolto i cittadini tanto che pochi sanno dell’esistenza del nuovo ente. Sarà poi il Parlamento ad approvare il sistema elettorale per la elezione diretta. Osservo però che c’è un po’ di confusione sulle conseguenza di tale scelta. Intanto occorre chiarire che la Città Metropolitana di Roma è unica tra quelle istituite dalla legge Del Rio perché ha al suo interno la Capitale della Repubblica, che ha una sua legislazione differente e rafforzata rispetto al nuovo ente. Infatti la legge 56/2014 riconosce tale specificità, tanto che il comma 102 specifica chiaramente che “ le disposizioni dei decreti legislativi 156 del 2010, 61 del 2012 e 51 del 2013”, in merito ai poteri speciali, si riferiscono esclusivamente a Roma Capitale con i confini dell’attuale comune. E in questo c’è una ratio, altrimenti verrebbe annullata la specificità e il ruolo della Capitale, tanto che il disegno di legge uscito dal Consiglio dei Ministri prevedeva che la città Metropolitana coincidesse con i confini di Roma Capitale e non dell’intero territorio della provincia di Roma. E’ stato il Parlamento a modificare la previsione, senza probabilmente valutare che ciò avrebbe comportato problemi di assetto istituzionale.     E’ bene chiarire dunque che, anche in presenza della elezione diretta, il Campidoglio e palazzo Valentini non saranno mai un unico ente ma sono e resteranno due enti distinti e differenziati. Non a caso la legge Del Rio prevede che la norma, che impone alle città metropolitane, che scelgono la elezione diretta attraverso lo Statuto, di procedere ad articolare il territorio del comune capoluogo in più comuni, non si applica a quelle con la popolazione superiore a tre milioni di abitanti, come Roma. Qui infatti la norma prevede che basta che il comune capoluogo abbia realizzato la ripartizione del proprio territorio in zone dotate di autonomia amministrativa, come sono gli attuali municipi di Roma. La città Metropolitana ha un senso se la guida è affidata alla Capitale e basta il buon senso per capire che non può essere il contrario Proprio per tutto questo la scelta dell’elezione diretta non può mettere in discussione l’assunto che il Sindaco della città Metropolitana sia il Sindaco di Roma Capitale. Nel caso contrario non solo finiremmo a scherzi a parte ma avremmo una governance in grado di alimentare un conflitto istituzionale permanente. Non vedo però altrettanta discussione sulle funzioni che la città metropolitana dovrebbe ricevere, perché senza quelle competenze di gestione di servizi di area vasta, che oggi sono in capo alla Regione, la città metropolitana rischia di essere la brutta copia della Provincia.

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