Roma Capitale

Prevenzione vera e repressione

di Alfredo Mantovano

Per ogni indagine su giri di corruzione e per ogni stima sulla consistenza del fenomeno, si continua a gridare allo scandalo: mette in pace la coscienza ma non risolve nulla. Se non ci si rassegna, vanno fatte scelte coraggiose su prevenzione e repressione: la «legge Severino» è stata una occasione mancata, essendosi tradotta per la parte amministrativa in qualche formalismo burocratico in più, e per la parte penale nella disarticolazione di norme secolari - per tutte, quella sulla concussione - facendo crescere l'incertezza applicativa. Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe varare un disegno di legge con l'innalzamento delle sanzioni - riprendendo i tweet di Renzi, per mandare in carcere più corrotti -, l'aumento dei termini della prescrizione e la sottrazione dei patrimoni. Non conosco le bozze che andranno all'esame del Governo, ma spero che contengano qualcosa di incisivo anche sulla prevenzione; per esempio sulla reintroduzione nei Comuni di figure imparziali che curino i controlli di legalità. È ineludibile tornare a un segretario comunale che riprenda il profilo cancellato dalle leggi Bassanini: un funzionario indipendente, non soggetto al timore di perdere il posto se il sindaco o l'assessore non sono accontentati, e che non si appaghi di una apparente regolarità formale, poiché i 'cartelli' nelle gare di appalto costituiscono spesso una sostanza evidente. Va trovato un punto di equilibrio fra la lunghezza delle procedure di affidamento dei servizi e l'emergenza che impone soluzioni immediate, come accade per l'immigrazione: urgenza significa urgenza, ma devono esserci strumenti adeguati per impedire affidamenti a trattativa privata illegali o illeciti. Poi, certo, la repressione. Ma siamo sicuri col minimo elevato a 6 anni per la corruzione poi il corrotto in carcere ci va per davvero? Il problema - che non riguarda solo la corruzione - non è l'entità dei minimi e dei massimi, ma l'insieme dei benefici che si trovano nel codice penale, nel codice di procedura penale e nell'ordinamento penitenziario, in virtù dei quali perfino una pena di 6 anni di reclusione può essere può volte abbattuta, fino a impedire di andare in cella anche solo per un giorno. Durante i Governi Letta e Renzi l'entità di questi benefici è cresciuta, non diminuita: non è più saggio intervenire su ciò che rende virtuale ogni sanzione, invece che esercitare i muscoli su un inutile aumento delle pene?

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