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C’era anche Buzzi alla cena di Renzi

Il vice Bolla: «In cinque per finanziare il Pd. Matteo piace a Salvatore». Giovedì il pacchetto anticorruzione con quattro modifiche al codice VIDEO

C’era anche Buzzi alla cena di Renzi

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Alla cena di autofinanziamento del Pd organizzata da Matteo Renzi c’era anche Salvatore Buzzi. A svelarlo è il vice di Buzzi, Claudio Bolla, che rivela su La7 a Piazzapulita . «Eravamo in cinque, tra i quali Buzzi. Abbiamo pagato mille euro a testa - spiega Bolla - L’unico dubbio che mi è rimasto è che forse il tavolo costava diecimila. A Buzzi Renzi piaceva, perché è decisionista». Il presidente del Consiglio intanto torna sull’inchiesta «Mondo di mezzo» che ha sta sconvolgendo la politica romana e tuona: «I corrotti pagheranno tutto, fino all’ultimo giorno, fino all’ultimo centesimo». Il premier annuncia un disegno di legge, un pacchetto anticorruzione per apportare quattro modifiche al Codice Penale.

 

IL CDM DI DOMANI

Il Consiglio dei ministri è convocato per domattina alle 8. Il premier con il guardasigilli Andrea Orlando porterà al tavolo «quattro piccole grandi modifiche al Codice Penale. La prima prevede l’innalzamento della pena minima prevista per la corruzione da 4 a 6 anni. «Significa - siega Renzi - che, se hai rubato, puoi patteggiare, ma un po’ di carcere lo fai. Non è pensabile che attraverso il patteggiamento uno se ne stia sempre fuori dalla galera. Siccome chi è serio si deve far riconoscere soprattutto in questi momenti, io annuncio che l’Italia del nostro governo è l’Italia che non fa sconti a nessuno e che non guarda in faccia a nessuno». Il secondo provvedimento prevede la confisca dei beni: «Sarà più semplice. Chi è condannato per corruzione, con sentenza passato in giudicato, potrà vedere la confisca dei propri beni. Esattamente come accade oggi per reati più gravi». Il terzo provvedimento prevede la restituzione totale di quanto arraffato: «Il maltolto lo devi restituire, non è che ne restituisci soltanto una parte. Se è provata la corruzione, tu restituisci fino all’ultimo centesimo». Quarto e ultimo provvedimento: si allungano i termini di prescrizione per i reati legati alla corruzione. «Piccole cose, ma molto serie e molto significative, che fanno capire che in Italia il vento è cambiato e chi ruba, chi corrompe sarà perseguito fino all’ultimo giorno fino all’ultimo centesimo», spiega Renzi.

 

 

SCONTRO SULLE PREFERENZE

In questo contesto, si inserisce, inevitabile, il dibattito sulle preferenze. Il commissario del Pd Roma Matteo Orfini dice: «Non vanno demonizzate, ma guardiamo quello che è successo a Roma e a Venezia: forse una riflessione sullo strumento delle preferenze andrebbe fatta». Parole che arrivano in giorno in cui la commissione Affari Costituzionali del Senato discute gli emendamenti alla nuova legge elettorale. Ma sul tema lo scontro politico non manca: per Vincenzo D’Anna (in polemica col suo partito, FI) le preferenze sono «il presidio della democrazia» e non un sinonimo di «corruzione». Il dibattito resta aperto. Intanto Orfini si preoccupa del Pd romano. «Dobbiamo fare pulizia in casa nostra - spiega il deputato - Il commissariamento non sarà breve e servirà a ricostruire il partito, perché se il partito è stato permeabile in alcuni ambienti alla criminalità significa che c’è qualcosa da correggere nel Pd. Il partito da anni era ostaggio di gruppi dirigenti che pensavano più a costruire guerriglie di corrente interne che ai problemi della città. Questo rende un partito più permeabile, perché se pensi allo scontro di potere interno, o ti distrai oppure pensi che qualunque alleanza è utile a quello scontro».

 

LE LEGGE ELETTORALE

In questo clima la commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama licenzia l’ordine del giorno Calderoli - riformulato dalla presidente Anna Finocchiaro - sulla legge elettorale, ma senza la clausola di salvaguardia, la parte politicamente più rilevante che - facendo riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il Porcellum - proponeva una norma che stabilisse la validità del Consultellum anche per il Senato. Sulla clausola di salvaguardia, il ministro Maria Elena Boschi ribadisce che può essere «ragionevole introdurre una data certa ma a mio avviso non ha molta utilità politica perché torneremo a votare nel 2018 con una nuova legge elettorale e anche con le riforme costituzionali già sottoposte a referendum». E se la legislatura dovesse finire prima, si voterà con il Consultellum? «Non è detto. In commissione si è parlato della possibilità del Mattarellum. Ma tanto non ci sarà un voto anticipato». Gli emendamenti della Finocchiaro prevedono il premio di maggioranza alla lista che otterrà almeno il 40% dei voti validi; l’abbassamento dall’8 al 3% per le liste non collegate; la costituzione per la Camera dei deputati di 100 collegi plurinominali, col capolista bloccato e gli altri seggi da eleggere con la doppia preferenza di genere. Le liste saranno più lunghe e conterranno tutti i nomi dei candidati in ordine alternativo di genere; accanto al nome saranno riportati due rettangoli con l’espressione rispettivamente della prima e seconda preferenza. In caso di ballottaggio sono ammessi gli apparentamenti.

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