Roma Capitale

Alfano «commissaria» Marino. Indagini al prefetto Pecoraro

Tre ispettori vaglieranno tutti gli atti del Campidoglio. Il sindaco: bene, vogliamo sapere se ci sono ombre negli appalti

Alla fine qualcosa si è mosso. A scuotere le acque è stato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano che poco prima dell’incontro del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, con il sindaco Ignazio Marino, ha annunciato di aver conferito «al prefetto pieni poteri di "accesso e di accertamento" nei confronti del Comune di Roma, a seguito dell’inchiesta su Mafia Capitale. Pecoraro nominerà una Commissione d’indagine composta da tre funzionari della pubblica amministrazione - precisa il Viminale - supportati da un nucleo di esperti appartenenti alle forze di polizia. Le verifiche sugli atti del Comune per individuare eventuali infiltrazioni mafiose dureranno tre mesi, rinnovabili per ulteriori tre mesi, poi la commissione consegnerà le proprie conclusioni al prefetto, che entro 45 giorni relazionerà al ministro». Piena collaborazione da parte del primo cittadino che anzi ha suggerito a Pecoraro di scegliere, tra i tre commissari che andranno in Campidoglio, un funzionario del Ministro dell’Economia e Finanze. «Auspico fortemente che l’azione del prefetto sia la più incisiva possibile in modo che se ci sono altre persone che devono andare in prigione ci vengano portate al più presto - ha detto Marino a margine dell’incontro a Palazzo Valentini - mi sono permesso di suggerire dei nomi, ma spetterà al ministro e al prefetto coinvolgere gli stessi ispettori del ministero dell’Economia che avevano già lavorato per quattro mesi in Campidoglio. Vogliamo sapere se ci sono aspetti, anche semplicemente opachi, nella gestione degli appalti del nostro comune». Spetta poi a Pecoraro precisare che «non si tratta di un commissariamento, ma di tre funzionari, da me delegati, che accederanno ad alcuni atti del Comune di Roma e dei municipi». E Marino rincara: «Chi chiede le dimissioni, il commissariamento o lo scioglimento del Comune per mafia è chi ha evidentemente un interesse a proclamare una sorta di teorema: sono tutti mafiosi. L’inchiesta si basa soprattutto sugli anni del governo Alemanno, non c’è in questo momento nessuna evidenza di pervasività e attualità della presenza mafiosa in Campidoglio». Questa, tuttavia è la faccia più tecnica di una medaglia tutta politica. La soluzione «tampone» dell’ispezione prefettizia in Comune serve certamente a lanciare un messaggio di «azione» che spinge tuttavia all’immobilismo. Così come il prossimo rimpasto di giunta, sul quale Marino ha ricevuto carta bianca dal Pd: si sceglieranno persone di peso, un delegato alla Legalità e chissà quale altro clilidro da un cappello che, tuttavia, risulta già vecchio. Con gli ispettori in casa e un Pd commissariato la strada di Marino, e non solo, si fa inevitabilmente più stretta. La «bomba» mediatica dell’inchiesta ha gettato infatti ombre tali sull’opinione pubblica e una sindrome da "citazione" nei consiglieri eletti (e non solo in Aula Giulio Cesare) da rendere assai difficile la gestione anche solo ordinaria dell’amministrazione. Stamane è stata infatti convocata la capigruppo, dal neo presidente del Consiglio comunale, Valeria Baglio, eletta dalla sola maggioranza a seguito delle dimissioni di Mirko Coratti, indagato nell’inchiesta "Mondo di Mezzo". All’ordine dei lavori dei consiglieri una manciata di atti urbanistici e poi la "madre" di tutte le delibere: il nuovo stadio della Roma, ovvero circa un milardo e mezzo di dollari di investimenti. Il capogruppo Sel, Gianluca Peciola ha già proposto all’Ufficio di presidenza di accantonare tutte le delibere urbanistiche, tranne quella dello Stadio. L’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea capitolina, appunto, che tuttavia è stato eletto, per la prima volta, senza rappresentanti delle opposizioni. Una figura pericolosamente «zoppa» che, tra un ispettore e l’altro, potrebbe anche inciampare.

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