Tra i tanti affari della banda di «Mafia Capitale», un ruolo da leone lo riveste il ciclo dei rifiuti: dalla differenziata «spinta» a Roma alla movimentazione dei rifiuti della Capitale verso l’estero via mare, attraverso il porto di Civitavecchia. Il braccio operativo del sodalizio criminale Salvatore Buzzi – lo stesso che in un’intercettazione diceva che la «differenziata a Roma ora è tutta roba mia» - ha fiutato l’opportunità di allargare gli affari del clan guidato da Carminati e ha puntato l’attenzione su una «prequalifica» di un bando per trasportare all’estero i rifiuti romani. «HO FATTO L’ATI CON GLI SPAGNOLI» Carminati e Buzzi hanno capito che trasportare i rifiuti urbani della Capitale dai centri di raccolta fino al porto di Civitavecchia dove saranno caricati su navi verso le destinazioni finali, rappresenta una vera e propria miniera d’oro e i due si muovono immediatamente per evitare di perdere l’ennesima occasione di manipolare a proprio piacimento un bando di garo indetto dal Campidoglio. Per assicurarsi che tutto vada bene però serve preparare il terreno: a questo ci pensano, scrivono i carabinieri del Ros, il faccendiere Fabrizio Testa (per settimane in odore di nomina nel cda di Ama), l’allora consigliere comunale Luca Gramazio, l’ex capo dipartimento delle politiche sociali del Comune, Angelo Scozzafava, l’ex capo segreteria di Gianni Alemanno, Antonio Lucarelli e Carlo Pucci. E se sul versante politico i presupposti ci sono tutti, al gruppo ora serve solo trovare una società che si occupi, materialmente, del trasporto dai centri di raccolta fino al porto. Buzzi fa un primo tentativo con il «Consorzio raccolta differenziata Roma» e, grazie al direttore tecnico Napoleoni, riuscirebbe a tessere i contatti con un imprenditore di Bolzano con interessi sui rifiuti in Germania: «Io già sarei in Ati con degli spagnoli che hanno navi e cazzi vari, a me servirebbe qualcuno sui trasporti su gomma» spiega Buzzi. Ma le cose non vanno come previsto e il gruppo, senza perdersi d’animo, ripiega sulla società della moglie di Pucci che ovviamente si mette a disposizione del sodalizio. Anche Guarany si occupa della vicenda e chiama Napoleoni per avere notizie ricevendo come risposta che «conosceva il bando e che non ci sarebbero stati problemi». «SERVE LA FATTURAZIONE DISGIUNTA» Passano pochi giorni e Buzzi, che ha capito che non ci saranno ostacoli sull’affare, si preoccupa di quanti soldi si possono tirare su con il trasferimento dell’immondizia: il punto, spiega lo stesso Buzzi a un collaboratore «è mettere pure nella cosa… la fatturazione disgiunta perché sennò le fatture non ce le anticipa nessuno, perché un conto è fatturare ad Ama e oggi ho parlato con Banca Prossima e ci anticipano, ma se fattura la società spagnola non ci anticipa nessuno. Capito?». «DOBBIAMO FARE QUALCOSA» Il bando della prequalifica sta per andare in porto ed è lo stesso Carminati a interessarsi in prima persona dell’intera faccenda: è lui che chiama Carlo Pucci tra mille moine, ricordandogli «che dobbiamo cominciare a fare qualcosa, amico mio, perché siamo pronti, siamo pronti a tutto». Un invito esplicito (anche perché, l’affare potrebbe aggirarsi attorno ai «60 milioni di euro») a cui Pucci risponde che sua moglie (titolare della «Treerre», la società che completerebbe l’Ati occupandosi del trasporto su strada) «li ha già inseriti, per il trasporto». Passano ancora pochi giorni e Carminati e Pucci si sentono ancora: il boss e il suo braccio destro Buzzi (che si occupa dei contatti con la pubblica amministrazione) si sono incontrati il giorno prima e Buzzi ha tranquillizzato tutti: «Abbiamo sistemato tutto, ieri sono stato tutto il pomeriggio con lui e mi ha spiegato tutto, siamo a posto». Tutto a posto quindi, anche perché, grazie all’interessamento di Gramazio, nel cda di Ama è entrato il fiscalista Berti – che ha preso il posto di Testa– e l’appalto, che ancora non si è concluso, sembra essere in una botte di ferro.
Trasporto rifiuti all’estero. Ecco il piano di Buzzi & Co
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