Roma Capitale

Il prefetto da Alfano. Decisa l'acquisizione degli atti del Campidoglio

Pecoraro dovrà svolgere accertamenti in Comune. Slitta l'eventuale decisione sullo scioglimento

Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha incontrato al Viminale questa mattina Giuseppe Pecoraro per fare il punto sugli sviluppi dell'inchiesta "Mafia Capitale". È al prefetto di Roma che spetta l'iniziativa per l'eventuale scioglimento del Comune per infiltrazione mafiosa. Il prefetto aveva spiegato che le sue decisioni al riguardo contemplavano tre possibilità: quella di avviare le procedure per la nomina di una commissione d'accesso che esami gli atti del Campidoglio; quella di attivarsi per lo scioglimento dell'amministrazione; oppure attendere, senza far nulla, anche in considerazione dello svolgimento delle attività giudiziarie connesse all'inchiesta della Procura di Roma. A tale scopo, Pecoraro prosegue da giorni nelle sue consultazioni. Oggi il ministro dell'Interno lo ha delegato formalmente a esercitare i poteri di accesso e di accertamento nei confronti del Comune di Roma. In tanti si aspettano uno tsunami, ma il governo per ora tiene i freni tirati. Il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, aveva espressamente dichiarato che “Ignazio Marino deve restare e governare bene”, perché per arrivare al commissariamento del Comune “ci vogliono estremi di legge precisi e qui non ci sono”. Forza Italia e i 5 Stelle hanno invece chiesto le dimissioni del sindaco, che resiste. Alla “Leopolda” dei giovani dem, Marino ha detto a gran voce che “Roma non è una città mafiosa” e che “con noi gli affari sono finiti". Arrivando in bicicletta, nonostante gli avvertimenti sulla sua sicurezza da parte dello stesso Pecoraro, il primo cittadino ha detto che il prefetto non è il suo “papà”, che sa badare bene alla sua incolumità. E a quella della sua giunta. Quando gli è stato chiesto se avesse intenzione di dimettersi, il sindaco ha risposto: “Non ci penso proprio. Ma secondo voi ho affrontato un anno e mezzo di cambiamenti così radicali per poi dire 'ho scherzato adesso vado alla spiaggia'?”. Certo non si possono non considerare le intercettazioni captate dagli investigatori del Ros e dalle quali emerge che l'organizzazione criminale poteva contare su “11 consiglieri in Campidoglio”, come dice lo stesso Buzzi, braccio destro "economico" di Carminati nella ricostruzione degli inquirenti. Né si possono ignorare gli svelati rapporti tra malaffare e parte del Partito democratico romano; e le dimissioni del presidente dell'assemblea capitolina Mirko Coratti, come quelle dell'assessore alla casa Daniele Ozzimo, che si dichiarano estranei ai fatti. Matteo Orfini, presidente del Pd inviato da Renzi a “commissariare” il partito a Roma, è contrario a uno scioglimento del Comune, perché “significherebbe seguire la linea della mafia” che ha provato ad infiltrarsi in questa amministrazione che "non faceva quello che loro chiedevano”. Pecoraro si trova tra l'incudine e il martello. In un primo momento, il prefetto non aveva escluso che ci fossero i presupposti per il commissariamento del Comune di Roma. Negli scorsi giorni è stato più cauto, ha parlato di una discussione “prematura”. Certo è che lo scioglimento dell'amministrazione della Capitale d'Italia sarebbe una decisione con effetti straordinari: devastanti dal punto di vista mediatico e nell'arena internazionale per l'intero Paese, non solo per Roma. Sciogliere il Comune per mafia significherebbe avviare un commissariamento di almeno 18 mesi e vietare la ricandidatura di tutti gli attuali consiglieri. Ci si va quindi con i piedi di piombo. Così almeno si può interpretare la decisione odierna del ministro dell'Interno, che ha chiesto al prefetto di vagliare gli atti amministrativi del Comune, con l'invio degli ispettori in Campidoglio. Azione necessaria a una verifica dell'esistenza dei presupposti per poter poi eventualmente chiedere al governo il commissariamento. Parte quindi un'indagine amministrativa ai prodromi, utile all'attesa. Ma l'attesa è difficile da reggere quando c'è il rischio che escano nuove, spiacevoli sorprese per l'amministrazione. Marino, dopo il lancio del suo piano di rotazione dei dirigenti, aveva annunciato (e auspicato con favore) l'arrivo degli ispettori in Comune: “Credo sarà necessario che vengano nei prossimi giorni. Ne ho già parlato con il prefetto Pecoraro e credo che è giusto che sia così", aveva detto.

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