Roma Capitale

Gettò il figlio nel Tevere

In Cassazione il papà del piccolo Claudio

Gettò il figlio, neonato nel Tevere con la città imbiancata dalla neve. Venerdì ci sarà l'udienza in Cassazione per Patrizio Franceschelli, l'uomo che nell'inverno del 2012 gettò nel Tevere da ponte Mazzini il figlioletto di appena 16 mesi, che annegò. Un gesto assurdo che scioccò la Capitale: il corpo del piccolo Claudio venne ritrovato quasi due mesi più tardi a Fiumicino, e il padre, all'epoca 26enne, venne condannato a 30 anni di carcere, confermati anche in Corte d'assise d'appello. Impossibile dimenticare. Erano le 6 di mattina del 4 febbraio di due anni fa, Roma era imbiancata dalla neve e si preparava a una annunciata giornata di disagi. La mamma di Claudio era ricoverata in ospedale dalla sera prima in stato delirante per le violenze psicofisiche del suo "compagno", e il piccolo era quindi stato affidato alla nonna. Ed è a casa della signora, a Trastevere, che il padre si è presentato all'alba, fuori di sé dopo la lite con la madre di suo figlio. Ha strappato il piccolo dalle braccia della nonna, rompendole anche un dito, e prima lo ha gettato in terra, in mezzo alla neve, poi lo ha raccolto e si è diretto verso il lungotevere. Il terrificante gesto è avvenuto davanti alla zia del bimbo, che lo aveva inseguito, e a una guardia giurata, che non è riuscita a intervenire: l'uomo ha appoggiato il figlioletto sul parapetto di ponte Mazzini, poi l'ha spinto giù, nel Tevere gelato. Immediatamente la città si è mobilitata con gesti di solidarietà nei confronti della mamma, Claudia, e della famiglia del piccolo, condannando in ogni modo la follia del padre: è nata l'associazione "Amici di Claudio", con l'obiettivo che «nessun bimbo nasca per soffrire, per essere maltrattato o ucciso», e la città ha dedicato al piccolo l'area giochi di San Cosimato, a Trastevere, con una targa dedicata a "Claudio, l'angioletto di ponte Mazzini".

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