Applausi finali. Con scetticismo. Così si è conclusa la conferenza programmatica cittadina indetta dal Pd Roma per un confronto a tutto tondo sui problemi di una Capitale che stenta, a un anno e mezzo dalle elezioni, a trovare una guida sicura. In campo nella due giorni i "big" della politica capitolina, da Roberto Morassut a Marco Causi, da Nicola Zingaretti a Paolo Gentiloni. Fino ad entrare nel merito delle proposte con l’assessore all’Urbanistica Caudo e quella al Bilancio Scozzese e, soprattutto, quelle del procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone: «"Possiamo sempre fare qualcosa". Questa frase di Giovanni Falcone forse, vista la sede, dovrebbe essere incisa sulla scrivania di ogni politico e di ogni amministratore». L’affondo poi, diretto, spetta al neocapogruppo capitolino Fabrizio Panecaldo: «La tecnica può farci sbattere il muso. Penso che abbiamo bisogno di una buona politica e di più politica... Adesso sta a te sindaco raccogliere i frutti. Hai un gruppo di persone leali che non vede l’opera di dire: vogliamo cambiare su quello che i cittadini ci chiedono». Poi la parola al sindaco Marino, per il discorso più atteso. In piedi sul palco del Quirino il genovese «marziano» alla guida della Capitale non fa sconti. Sarà per questo che appare più distante che mai. Dopo aver ripercorso un anno e mezzo di governo tra conti in rosso ed emergenze, affonda pure lui sul tallone d’achille di un partito ancora diviso tra anime che stentano a incontrarsi per davvero. «In questa sala ci sono tante persone che prima della tessera del Pd hanno avuto altre tessere e sono un contributo essenziale ma io rivendico di essere un nativo del Pd e ne sono orgoglioso - ha sottolineato Marino - alla fine di questa giornata torneremo a casa con le nostre idee e la nostra lista di priorità e ci chiederemo cosa abbiamo fatto e cosa dobbiamo fare da domani. Ma ognuno di noi, da domani mattina e ogni mattina, quando si sveglia e inizia la giornata, deve scegliere da che parte stare e io sto dalla parte del cambiamento. E continuerò ogni giorno a lavorare senza sosta per dare concretezza alle scelte fatte finora. Sono convinto che quando ciascuno di voi si alzerà e sceglierà da che parte stare, ci ritroveremo insieme». Tante le mani degli esponenti del Pd che per applaudire il sindaco hanno lasciato i quotidiani dov’è scoppiato il «caso Di Stefano», deputato Pd, indagato proprio in questi giorni per una presunta tangente. Un momento difficile per il Pd che oggi forse ha capito di essere arrivato all’esame di maturità. Dopo anni di "rendita" di un modello Roma oggi logorato, è alla sua prima prova del nove. Una prova che tenta di superare con una giunta più politica a sostegno di Marino. Che però ringrazia e tira dritto.
Marino avverte il Pd: «Il cambiamento sono io»
Il sindaco alla conferenza cittadina dei Dem: «Dovete scegliere da che parte stare»
